Penati: non mi nasconderò dietro la prescrizione
di Giovanna Trinchella wMILANO Etica, lavoro, trasparenza, giustizia. Filippo Penati, ex capo della segreteria di Bersani ed ex sindaco di Sesto San Giovanni, invoca questo e altro nella sua lettera ai vertici milanesi del Pd. Indagato dalla procura di Monza che lo vuole in galera per concussione per la vicenda di tangenti sull'area ex Falck, Penati continua a proclamare la sua innocenza promettendo che non si sottrarrà alla legge: Non ho avuto in passato, e non ho oggi, conti all'estero o tesori nascosti. Non ho preso denaro da imprenditori e non sono mai stato il tramite dei finanziamenti illegali ai partiti a cui sono stato iscritto. Intendo ristabilire il mio onore e – argomenta Penati che si è dimesso dalla carica di vice presidente del consiglio regionale lombardo - intendo farlo non certo evitando il processo ma bensì rispettando le regole all'interno del contesto processuale, fiducioso che il corso della giustizia arriverà a ristabilire la verità. A tutti voglio ribadire che non accetterò, in nessun modo, un esito che lasci dubbi e zone oscure e a tutti voglio garantire che farò quanto necessario perché ciò non avvenga…. Chi mi conosce sa che non sono il tipo che si accontenta di scorciatoie o espedienti. Promette di fare il suo dovere, ma chiede anche di essere in qualche modo tutelato da quel mondo che sembra volerlo espellere: Nello stesso tempo, chiedo alla politica di essere garante anche nei miei confronti del diritto che ha ogni cittadino di poter svolgere una difesa efficace e di non subire, soprattutto nella fase iniziale dell'indagine, pressioni politiche o non politiche di alcun genere. Ciò che possiedo è il frutto del lascito di mio padre, morto 12 anni fa, e del mio lavoro. Sono cresciuto in un contesto sociale popolare, dove i valori e l'etica del lavoro erano e sono fondamentali. Non mi sono mai discostato da quello stile di vita sobrio e concreto. Intanto la Finanza ha perquisito Maurizio Pagani, responsabile del settore infrastrutture e finanza di Banca Intesa, indagato per concorso in corruzione. Il suo nome era stato fatto dall'imprenditore Piero Di Caterina: Per convincermi ad aspettare, Penati – dice a verbale l'imprenditore – mi disse che di lì a poco sarebbero arrivate delle somme consistenti. Mi riferisco all'affare Serravalle. In un incontro cui avrebbe partecipato anche Pagani si sarebbe parlato di un sovrapprezzo da pagare a favore di Penati e Vimercati (Giordano Vimercati, ex capo di gabinetto del politico, ndr). Tale importo era una percentuale del sovrapprezzo che la Provincia avrebbe pagato per ogni azione acquistata in virtù del pacchetto di maggioranza che veniva raggiunto. Penati avrebbe ricevuto il suo guadagno a Montecarlo, Dubai e Sudafrica… un importo molto rilevante per milioni di euro. ©RIPRODUZIONE RISERVATA