Siria, sette morti dopo la fine del Ramadan

ROMA Dopo il sacro mese del Ramadan sale la tensione in Siria, dove dall'inizio delle proteste anti-regime di marzo il bilancio di sangue è di 3.100 vittime. Solo dopo la preghiera di Eid al-Fitr (apre le celebrazioni per la fine del periodo d'astinenza) sette persone sono rimaste uccise durante le manifestazioni appena riprese. Secondo i Comitati di coordinamento locale in Siria (Lccs), le forze di sicurezza hanno ucciso sei persone a Daraa, nel sud del paese, e una a Homs, nella parte centrale. L'opposizione ha riferito inoltre che gli agenti hanno aperto il fuoco contro i manifestanti a Dayr az-Zor e in alcuni sobborghi di Damasco, in particolare a Midan. Oltre a Daraa e Homs, migliaia di persone sono scese in piazza anche a Idlib, nel nord della Siria, per chiedere le dimissioni del presidente Bashar al-Assad. I siriani rimasti uccisi perché scesi in piazza a protestare da marzo sono dunque oltre tremila, ha denunciato l'Organizzazione nazionale per i diritti umani in Siria diretta dal dissidente Ammar Qurabi, che da oltre dieci anni lavora nel Paese come ricercatore nell'ambito umanitario ma che nelle ultime settimane è stato costretto a fuggire dalla Siria. Il regime siriano non fornisce invece una lista dei civili uccisi ma afferma che oltre 500 tra soldati e poliziotti sono stati uccisi da bande di terroristi armati. In un comunicato giunto via email all'agenzia Ansa, Qurabi ha fornito la lista delle vittime, per lo più civili, e ha riportato un conto parziale delle centinaia di persone arrestate dai servizi di sicurezza nell'ultima settimana di Ramadan. All'inizio di agosto l'Onu aveva riferito di 2.200 vittime. Le autorità di Damasco hanno bandito gran parte dei media stranieri e arabi dal Paese ed è quindi impossibile verificare sul terreno le informazioni.