L'ultima fuga a Sirte bombe sui bunker
di Annalisa D'Aprile wROMA La caccia asfissiante a Muammar Gheddafi si è spostata nelle ultime 36 ore dalla base di Bab al-Aziziya al quartiere di Abu Salim, Tripoli, fino a Sirte, città natale del Raìs che gli è ancora fedele. Che il Colonnello sia rintanato nell'ultimo bastione di resistenza del regime ne sono convinte le forze alleate. La notizia esce da fonti vicine al presidente francese Nicolas Sarkozy, fa il giro dei media, trova conferma nelle parole dell'ex numero due del regime, Abdessalam Jalloud, ma soprattutto nei fatti degli alleati inglesi che con una formazione di Tornado iniziano a sganciare missili di precisione in una zona di Sirte dov'è stato individuato un gigantesco bunker che potrebbe nascondere l'ex dittatore. Mentre Tripoli svela ora dopo ora i massacri perpetrati dai lealisti e mentre gli insorti combattono e conquistano Ras Jdir, valico di confine libico con la Tunisia, cacciando via gli ultimi uomini fedeli al regime, un dispiegamento di forze internazionali, Nato e anche Cia e Pentagono sono alle calcagna del Raìs. La ricerca è frenetica. Sfuggito alla cattura quando i ribelli erano convinti di averlo ormai circondato in un appartamento del quartiere di Abu Salim, Gheddafi avrebbe riparato a Sirte. Lì, nella città alle porte del Sahara, il Raìs forse sta trascorrendo le ultime ore da leader della Grande Jamahiriya, culla della sua tribù, la Qaddafia. Tradizionale luogo di transito dei beduini, situato a 450 chilometri da Tripoli, Sirte è uno dei simboli della Libia di Gheddafi, nato nel 1942 in una tenda di pelli di capra nei dintorni della città. Nella sua ultima fuga, il Colonnello si sarebbe portato dietro anche Abdel Basset al-Megrahi, l'ex 007 libico condannato per l'attentato di Lockerbie del 1988. A rivelarlo è il quotidiano britannico Telegraph che riferisce la testimonianza di un vicino di Megrahi: Dovunque sia, l'ha portato con sè. Sa troppe cose, ha detto il vicino, Hussein Barba, certo che a portarlo via sia stato il tiranno libico. Abdel Basset al-Megrahi, condannato per aver piazzato una bomba su un volo Pan-Am (dicembre '88) che ha ucciso 270 persone, è stato rilasciato due anni fa da un carcere scozzese in cui era rinchiuso perché "malato terminale". Il regime lo aveva sistemato in una villa nella capitale che oggi però appare deserta, insieme a lui sarebbe sparita anche la sua scorta. Intanto, il sospetto di fondatezza (come ha detto anche il ministro degli Esteri Franco Frattini) che il Raìs sia a Sirte fa scattare la Nato: soldati francesi e inglesi stanno aiutando le unità dei ribelli a preparare l'assalto alla città, ancora in mano alle forze lealiste. Un ufficiale degli insorti avrebbe rivelato al Guardian che i militari europei avrebbero assunto un ruolo strategico, guidando i ribelli nei raid aerei (indicando i siti da attaccare) e nella programmazione dell'offensiva che ha permesso di porre fine all'assedio di Misurata. Così, nella notte tra giovedì e venerdì, i caccia-bombardieri della Raf, Tornado GR4 decollati dalla base Marham a Norfolk, hanno colpito Sirte. A darne conferma è il ministero della Difesa inglese: Intorno alla mezzanotte scorsa sono stati lanciati missili di precisione "Storm Shadow" contro un vasto complesso fortificato. Nessuna indicazione precisa sulla presenza, nel momento del raid, del Colonnello a Sirte o nel bunker. Non è questione di trovare Gheddafi, ma di assicurare che il regime non abbia la capacità di continuare la guerra contro il popolo libico, ha detto il ministro della Difesa Liam Fox alla Bbc. Al termine di un'altra giornata di caccia all'uomo - che il Consiglio nazionale di transizione (Cnt) ha dichiarato di voler catturare vivo per poterlo processare - spunta nuovamente l'ipotesi che il Raìs sia ancora a Tripoli. La zona è sotto assedio, i ribelli la stanno controllando ha detto Mohammed al-Alaqi, ministro della giustizia del Cnt, senza però precisare di quale quartiere si trattasse. Ora, da una Tripoli quasi interamente nelle mani dei ribelli, vengono fuori anche documenti riservati del governo libico. Le carte nelle mani del Guardian rivelano una disperata attività diplomatica del Colonnello per fermare la guerra. Dalle suppliche al presidente Barack Obama ai tentativi di agganciare il democratico Dennis Kucinich (che si era espresso contro la missione militare in Libia), il regime ha tentato in ogni modo di bloccare i bombardamenti della Nato. Soprattutto, la cerchia fedele al Colonnello temeva che gli alleati occidentali lanciassero a fine estate una poderosa invasione di terra. ©RIPRODUZIONE RISERVATA