L'inferno a Lampedusa per ritorsione
ROMA Lampedusa doveva diventare un inferno, un'isola "nera" invasa da un fiume di immigrati, una bomba umana contro l'Italia. E a dirigere il traffico di clandestini provenienti dall'Africa sub-sahariana dalla Libia verso l'isola era Gheddafi in persona: così il Raìs voleva dare una lezione al nostro Paese per la sua partecipazione all'intervento militare deciso dall'Onu. A rivelarlo è il ministro degli esteri, Frattini, all'indomani dell'incontro del premier Berlusconi con il primo ministro del Consiglio transitorio libico Mahmud Jibril. L'affermazione di Frattini stata circostanziata poi dall'ambasciatore libico in Italia, Gaddur, in un'intervista radiofonica. Sull'immigrazione dalla Libia comandava lui, diceva di voler trasformare Lampedusa in un'isola "nera" piena di africani. Sono almeno un migliaio, secondo Gaddur, i migranti morti nel Mediterraneo cercando di raggiungere l'Italia. Frattini ha anticipato altri particolari terribili, di cui il Cnt ha le prove, come l'ordine impartito dalle autorità del governo libico di mascherare cadaveri militari con abiti civili per far cadere le colpe sulla Nato. Mentre infuriano i combattimenti e continua la caccia a Gheddafi, i partner impegnati nell'intervento militare si preparano alla fase due delle operazioni in Libia. Il ministro della Difesa, La Russa, ha ammesso che ci vuole cautela perchè la situazione è in evoluzione. E il sottosegretario Crosetto ha fatto capire che l'Onu potrebbe richiedere forze di terra per almeno un mese. Frattini lo ha escluso: l'Italia, ha detto, non è impegnata in azioni di terra ma resterà sul campo fino a quando le circostanze lo richiederanno. E' un altro il terreno su cui il nostro Paese intende giocare un ruolo decisivo. E' quello, spiega il ministro degli Esteri, degli interventi infrastrutturali, del settore energetico, delle telecomunicazioni e dell'emigrazione, senza essere in questo scalzata dai francesi. Abbiamo già sul terreno a Bengasi un gruppo di esperti che sta collaborando con il Cnt. Speriamo di rivitalizzare al più presto il Trattato bilaterale del 2008, a questo affiancheremo, se richiesti, l'addestramento della polizia e dei militari. Quanto ai passi necessari per stabilizzare la Libia in vista delle elezioni, secondo il ministro occorre innanzitutto garantire l'unità del Paese sconvolto da una guerra civile. Un altro passo importante è il progressivo scongelamento dei beni libici affinchè il nuovo governo possa contare su risorse economiche da destinare al consolidamento democratico. In terzo luogo, occorrerà avviare l'attuazione della road map politica disegnata dal Cnt con l'istituzione di un governo provvisorio. Ma sulla ricostruzione è già sfida tra Italia e Francia, anche se Frattini abbassa i toni: Nessuna competizione. Del resto l'Italia resta il primo partner economico della Libia.