Via la casa all'ex sindaco Tar: «Non ha i requisiti»
Smettiamo di chiamarla area Peep, non c'era graduatoria né intervento dell'Aler. Esordisce così l'ex sindaco Abramo Marinoni (nella foto). Era sindaco nel 2001, quando venne approvato il contestato piano per il nuovo municipio e le 50 abitazioni: Ma le case non si vendevano – spiega –. E allora avevamo detto alla ditta che poteva venderle anche senza i requisiti: d'altronde nella convenzione era lei stessa che doveva procedere all'assegnazione. Mia moglie l'aveva comprata allora, nel 2004, per una cifra compresa tra i 120mila e i 130mila euro. Ora, però, la casa è intestata ai suoi figli Pietro e Roberto, classe 1970: Mia moglie era nulla tenente, ma per poter tenere la casa secondo la convenzione dovevo non avere proprietà nemmeno io – prosegue –. Allora abbiamo rescisso il contratto, la ditta ci ha ridato i soldi e la casa è stata comperata dai miei figli. Che vivono con il padre e risultano cointestatari di un'altra proprietà. Spiega Marinoni: Lì c'è un'unica camera da letto. Dovrebbero viverci i due fratelli e la moglie di uno, tutti insieme? Non avrebbe l'abitabilità. E dunque sono in possesso dei requisiti previsti dalla convenzione, checché ne dica il Tar. La casa, comunque, è sempre rimasta vuota. Il paese è passato da 650 abitanti a 1400 anche per merito mio – continua Marinoni –. La storia di quei 20mila metri quadri dove sono sorti il nuovo municipio e le case risale al 2002. Il terreno eccedente quello necessario al municipio è stato messo in vendita dando priorità ai cittadini residenti, 50 euro al metro quadro. All'impresa Gibelli è andato il terreno rimanente come permuta a saldare il pagamento del nuovo municipio. Secondo la convenzione siglata col Comune, dovevano costruire alloggi per chi non aveva ancora una casa. E i miei figli non hanno un'altra casa. di Anna Ghezzi wGERENZAGO Il Tar ha dato ragione al Comune di Gerenzago: tre dei venti alloggi del Piano per l'edilizia economica e popolare accanto al municipio sono stati assegnati senza titoli ai figli dell'ex sindaco Abramo Marinoni, al fratello dell'ex assessore all'urbanistica Pietro Tremonte e ad Andrea Papavero, un artigiano che ha ricevuto l'appartamento in liquidazione di lavori al cantiere mai pagati. Entro trenta giorni dalla notifica – presumibilmente entro fine settembre – gli alloggi dovranno essere sgomberati e riassegnati dalla ditta Santa Maria srl a persone che non siano proprietari di altro alloggio idoneo, come recita l'articolo 8 della convenzione. Ma sia il costruttore Franco Gibelli, firmatario della convenzione, che l'immobiliare Santa Maria srl (sempre di proprietà di Gibelli), sono falliti. Nel 2002 il Comune amministrato da Marinoni aveva affidato all'impresa Gibelli l'appalto per il nuovo municipio. Come parte del pagamento, aveva ceduto il terreno (prima del collegio Ghislieri) tra via Dante e via Buonarroti per costruire alloggi in regime di edilizia economica e popolare da assegnare, secondo la convenzione sottoscritta, a persone che non avessero un'altra casa idonea per il nucleo familiare. Dopo un mese Gibelli aveva ceduto l'area Peep all'immobiliare Santa Maria srl, partecipata dallo stesso Gibelli, che ha realizzato e assegnato gli alloggi. Ma senza comunicare, fino all'arrivo della nuova amministrazione guidata da Alessandro Perversi (che nel 2002 dall'opposizione aveva osteggiato il progetto), i documenti che provassero il possesso dei requisiti degli acquirenti. Spiega Perversi: Gli acquirenti dovevano essere cittadini italiani e non essere proprietari, nè loro nè il coniuge non separato legalmente, di altri alloggi idonei al nucleo familiare. Noi, a differenza della precedente amministrazione, abbiamo verificato l'esistenza dei requisiti ma, nei tre casi portati in giudizio, questa non c'era. Prima del ricorso al Tar c'erano state lettere, diffide e una causa civile. La sentenza ci soddisfa solo in parte – spiega Perversi –. Avremmo voluto che gli alloggi tornassero al Comune, anche per soddisfare le richieste che ci arrivano. E resta l'amarezza per quanto accaduto. La ditta non dovrà risarcire il Comune, coontrollare la veridicità della documentazione presentata dai clienti non era suo compito, secondo la convenzione. Presenteremo ricorso – sbotta indignato Bruno Tremonte, che nel 2009 si è dimesso da consigliere a causa di questa vicenda –. La casa è stata comprata da mia madre nel 2004 con un anticipo di 5mila euro. Poi è morta, io ho preso mio padre, invalido, con me, in attesa che fosse pronta quella casa, non poteva più stare al secondo piano, in sedia a rotelle, da solo. Eravamo in cinque con tre camere, l'alloggio non era idoneo e non rispondeva alle norme igienico sanitarie. Lui è morto dopo un anno, ora in via Buonarroti ci abita mia figlia: non ha altre case, si sta per sposare, ma deve andarsene. (Ha collaborato Chiara Riffeser) ©RIPRODUZIONE RISERVATA