Con il marziano Ibra il Milan cerca il bis e rivincite in Europa
di Alessandro Bernini Sembrava l'allenatore più timido mai visto a Milanello. E invece in un quarto dora Max Allegri ha fatto tutto ciò che non era riuscito ai suoi predecessori, tutti inchinati ai voleri di Silvio Berlusconi: si è fatto vendere Ronaldinho, ha piazzato due medianacci in mezzo al campo, ha spesso giocato con una sola punta (Ibrahimovic) e alla fine ha anche vinto lo scudetto. Anzi, non solo l'ha vinto. Ma adesso si candida come favorito anche per la nuova stagione. Guardate le quote Snai: 2.15 il Milan, 3.25 l'Inter, addirittura a 7 la Juventus. Distanze abissali. Ed è più facile che Robinho sbagli un gol a porta vuota, piuttosto che i quotisti falliscano un pronostico. Di certo Allegri non dovrà perdere tempo a inserire i nuovi arrivi. Il Milan, infatti, si presenta al via del campionato con gli stessi undici della scorsa stagione con in più l'ultimo rinforzo Alberto Aquilani, mezzala di talento utile per la turnazione a centrocampo, e Taye Taiwo, scooter di fascia sinistra preso dal Marsiglia, ma già finito ko nel trofeo Berlusconi: ne avrà almeno per un mese. E così al suo posto rispunta il soldatino Zambrotta. Per la verità ci sono stati anche altri due acquisti estivi, ma roba di contorno. Uno è Philippe Mexes, preso in scadenza di contratto dalla Roma e che sarà la prima alternativa della coppia di centrali Nesta-Thiago Silva; l'altro è il baby Stephan El Shaarawy, 19 anni da compiere, arrivato dal Genoa dopo una stagione (strepitosa) al Padova, uno che ha un'autostrada davanti a sé. Campagna acquisti di conservazione. Per il campionato, forse, può bastare, ma se l'obiettivo è puntare alla Champions League come ha più volte ripetuto anche il vicepresidente Adriano Galliani, allora la strada è in salita. Sarà perché gli spagnoli hanno sgravi fiscali, sarà perché le società inglesi sono sepolte dai debiti ma nessuno li paga, fatto sta che i Fabregas, gli Aguero, i Sanchez fanno la valigia e vanno sempre in direzione opposta. E anche per il Milan sarà dura giocarsela alla pari con Barcellona, Real e con l'accoppiata di Manchester, lo United di sir Alex Ferguson e il City di Roberto Mancini. In Italia, come detto, il gioco sembra più semplice. Soprattutto se Zlatan Ibrahimovic sarà il marziano dello scorso anno. Immarcabile quando prende posizione, delizioso con i piedi, sempre a testa alta, fiuto del gol e dell'assist. Forse il vero esempio di giocatore che fa reparto da solo. Nel 4-3-1-2 che ha in mente Allegri, al fianco di Ibra ci sarà Pato. Che in estate ha preso più flash per i baci a Barbara Berlusconi che non per i gol in Coppa America. Ma l'uomo forse più importante in questa impalcatura è il meno noto, ovvero Kevin Boateng. Sulla carta è lui il trequartista, in realtà non è affatto un 10 puro perché sa correre come un maratoneta e picchiare come un fabbro. Grazie a lui il Milan non è mai in inferiorità a centrocampo, dove Van Bommel e Gattuso alzeranno un muro lasciando invece libertà di evadere a Seedorf. L'alternativa resta capitan Ambrosini. Rimane la difesa. Nesta in precampionato ha fatto qualche passo falso, Thiago Silva no e forse oggi è il miglior centrale al mondo. Come detto a sinistra ci sono Taiwo e Zambrotta, mentre a destra rivedremo Abate che oltre ad abbattere gli autovelox si è anche disciplinato nelle chiusure. Primo: non prenderle. Poi, con Ibra davanti, qualcosa succede. ©RIPRODUZIONE RISERVATA