Niente arresto per Penati «Fatti gravi ma prescritti»

di Giovanna Trinchella wMILANO Otto capi di imputazione, quattro indagati, ma due soli arresti. E in carcere non finisce l'ex sindaco di Sesto San Giovanni ed ex numero uno della Provincia di Milano, Filippo Penati perché il gip, riqualificando le accuse nei suoi confronti da concussione in corruzione, ha riconosciuto la prescrizione: troppo tempo passato e reato estinto. L'inchiesta sulle tangenti rosse della Procura di Monza però fa comunque un salto di qualità. In manette per mano degli uomini del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano finiscono Pasqualino Di Leva, ex assessore comunale all'Edilizia di Sesto San Giovanni, e l'architetto Marco Magni. Anche per loro l'accusa è di corruzione, per episodi, compresi tra il 2006 e il 2008, quindi non soggetti alla mannaia del tempo. Si tratterebbe di mazzette da imprenditori in cambio di licenze edilizie e piani di interventi su aree ex industriali da riqualificare, come la ex Falck, venduta dall'imprenditore Giuseppe Pasini (uno degli accusatori di Filippo Penati) all'immobiliarista Luigi Zunino. E in tanti affari doveva essere Magni l'architetto che gli imprenditori dovevano scegliere perché imposto da Di Leva. Penati, vicepresidente dimissionario del Consiglio regionale della Lombardia, evita l'arresto ma non il giudizio severo di chi ha respinto la richiesta dell'accusa; perché nei suoi confronti gli indizi sono numerosi e gravissimi. Stesso discorso anche il suo ex braccio destro Giordano Vimercati. I pm di Monza, Walter Mapelli e Franca Macchia, avevano chiesto le manette per l'ex braccio destro di Pierluigi Bersani e il suo uomo di fiducia e, pur negandole, il giudice per le indagini preliminari sottolinea l'esistenza di numerosi e gravissimi fatti di corruzione posti in essere da Filippo Penati e da Giordano Vimercati nell'epoca in cui questi rivestivano la qualifica di pubblici ufficiali prima presso il Comune di Sesto San Giovanni e poi presso la Provincia di Milano. Insomma quel sistema Sesto, fatto di presunti prestiti, bustarelle, favori e affari non sempre finiti a buon fine ha contraddistinto per lungo tempo la gestione della cosa pubblica da parte di alcuni pubblici amministratori. E per Magni e Di Leva c'è la pervicacia dimostrata dagli indagati nel perseverare nella loro illecita attività, come la spiccata capacità a delinquere dei medesimi e dunque la loro pericolosità sociale. Per Penati cade anche l'accusa di illecito finanziamento del partito, i 2 milioni di euro fatti arrivare a Piero Di Caterina (imprenditore dei trasporti) dall'imprenditore Bruno Binasco, sotto forma di caparra per un terreno mai acquistato. Penati esulta: Si sgretola e va ulteriormente in pezzi la credibilità dei miei accusatori. Ora anche il gip ne ha riconosciuto l'inattendibilità, smentendoli nei fatti. Continuo a ribadire la mia totale estraneità ai fatti che mi sono addebitati. Più passa il tempo e più appare chiaro che le dichiarazioni dei miei accusatori sono false. ©RIPRODUZIONE RISERVATA