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VIGEVANO Più sei povero più ti sogni la casa popolare: non vale solo se sei in grado di giustificare al Comune come si fa a tirare avanti senza reddito e figli a carico. Detto diversamente, la delibera numero 184 da poco approvata in giunta relativa ai nuovi criteri per la valutazione delle situazioni di esclusione dalle graduatorie dei bandi per l'assegnazione di alloggi a edilizia residenziale pubblica. La novità è questa: saranno esclusi dagli elenchi coloro che presentano una situazione economica inferiore di un terzo alla soglia di povertà Istat che si aggira attorno ai 657 euro mensili parametrati alla pensione minima. Se lo stato di indigenza è questo e nè i Servizi sociali nè altre realtà legate all'assistenza sono a conoscenza del singolo caso, nel senso che mai hanno avuto domande di sussidi, allora il presupposto è che il richiedente sia in malafede e che l'autodichiarazione non risponda a verità. Si fa comunque prima la verifica – ha spiegato l'assessore ai Servizi sociali Andrea Ceffa – Il criterio non viene applicato senza fare prima gli accertamenti, questo è ovvio. Diciamo che abbiamo voluto fissare un tetto, mantenendoci per altro sotto la soglia di povertà, per regolamentare la materia in modo più preciso anche rispetto ai ricorsi. Di base, non vogliamo assegnare le case a canone sociale a persone che non ne hanno davvero necessità e in questo senso la delibera mette a frutto l'esperienza del primo anno di amministrazione. Cinque casi palesi di autocertificazioni false presentate da capifamiglia a reddito zero e fino a cinque figli, casi venuti alla luce incrociando i riscontri del municipio con le verifiche della guardia di finanza. Su 1200 alloggi a canone sociale ne restano da assegnare una ventina, 467 i richiedenti. Gli uffici hanno avviato i controlli delle prime 40 domande di accesso. (si.bo.)