Mortara, all'Ente Risi arrivano 33 milioni

Nell'ultima settimana di agosto sono state attivate, così come nella prima settimana del mese, due corse ferroviarie in più tra Casale Monferrato e Mortara, su iniziativa del sindaco di Casale Monferrato. A seguito degli incontri e dei ripetuti contatti tra il sindaco Giorgio Demezzi e l'assessorato regionale ai Trasporti della Regione Piemonte si è riusciti quindi ad ottenere da Trenitalia l'aggiunta di due corse mattutine, in partenza da Casale Monferrato alle 5,40 con arrivo a Mortara alle 6,27 e alle 6,25, arrivo alle 7,12, che permetterà ai pendolari, che quotidianamente usufruiscono del servizio per lavoro o studio, di prendere le coincidenze per Vigevano e Milano e la seconda di giungere in orario utile sul luogo di lavoro. Tra i tanti problemi, ogni tanto una buona notizia per chi viaggia ogni giorno. MORTARA Vengono dal passato, da oltre 60 anni fa, i circa 33 milioni di euro che, di fatto, sanano la situazione contabile dell'Ente Nazionale Risi: nonostante i tagli e la manovra, sono stati trovati i soldi per ripianare un debito che l'Ente aveva contratto con la Banca d'Italia, in sostituzione dello Stato che avrebbe dovuto saldare il conto e che invece non sempre l'aveva fatto. I fondi sono ancora oggi registrati tra le cosiddette "partite di giro": Non entrano infatti nel nostro bilancio – spiega il direttore Roberto Magnaghi - Ma sono registrati come partita di giro, ovvero fondi che entreranno ed usciranno dalle nostre casse. Di fatto, lo Stato ha sistemato un debito con se stesso, ed ora potremo finalmente cancellare questa voce. A spingere in questa direzione, in particolare, è stato il sottosegretario all'agricoltura Roberto Rosso, vercellese. Una situazione che appariva ormai grottesca, visto che riguardava una vicenda che risaliva ad oltre 60 anni fa. Le campagne in questione sono infatti quelle del 1948-49, del 1954-55 e del 1961-62. Parliamo di un'epoca che è già storia, ma i cui strascichi contabili pendevano ancora sulle casse dell'Ente presieduto da Paolo Carrà: in queste tre ormai lontanissime annate, l'Ente aveva gestito per conto dello Stato l'ammasso del riso, pagando con fondi propri, che poi gli venivano rimborsati. In sostanza, per sostenere la produzione, acquistava a prezzo politico la produzione eccedente dagli agricoltori, come avrebbe fatto fino al 1967, quando entrarono in vigore le norme comunitarie che modificarono questa procedura. L'Ente poi vendeva il prodotto andato all'ammasso, e da questa operazione risultavano perdite o guadagni rispetto al prezzo pagato ai risicoltori: somme che andavano iscritte in queste partite. In caso di perdita, lo Stato sera sempre intervenuto ripianando le cifre in rosso, ma non l'aveva fatto in queste tre campagne. Si trattava di importi che allora erano relativamente poco consistenti, che con gli anni sono arrivati ad accumulare una cifra enorme, dovuta alla Banca d'Italia. L'unica somma che risulta effettivamente nel nostro bilancio – aggiunge Magnaghi – è invece quella dei 632 mila euro che abbiamo dovuto versare direttamente, perché alcuni istituti di credito avevano messo all'incasso gli effetti che a suo tempo l'Ente aveva sottoscritto. Secondo Carrà questa mossa consente di mettere al riparo l'Ente da future richieste di soppressione, già avanzate a più riprese nel corso anche degli ultimi anni a causa della sua presunta situazione debitoria. Simona Marchetti