La casa addormentata tra i vigneti
Dopo tanti anni l'edera aveva quasi del tutto ricoperto l'antico portone e le campanelle selvatiche avevano invaso il cortile, ma la casa era ancora là, quasi come la ricordavo, solo un po' più sciupata dal tempo e dell'abbandono. Il sole settembrino stava già tramontando sul piccolo paese adagiato tra le verdi colline dell'Oltrepo, colorando la facciata con una pennellata di rosa ed arancio; ed ecco che, come per incanto, quel tocco di colore aveva risvegliato i ricordi di quando, bambina, vivevo in quella grande casa. Era come se si fosse aperto un varco nel tempo che mi aveva riportata ad un giorno molto speciale e cioè a quando ci si preparava per l'evento più importante dell'anno: la vendemmia. Potevo vedere gli uomini mentre preparavano le pesanti ceste di legno che, impilate sotto il portico, si trasformavano sotto i miei occhi in maestosi castelli. Pulivano il gigantesco tino e guardavano ansiosi il cielo sperando in una bella giornata di sole. Affilavano le lame della slitta che serviva per portare le ceste piene di grappoli dalla cima del vigneto fino alla fine del sentiero: là, paziente, attendeva attaccato al carretto, il nostro mulo, Francis, che avrebbe trasportato il prezioso carico fino a casa. Noi bambini aspettavamo solo questo momento e a piedi nudi ci preparavamo per il grande divertimento: entrare nella bigoncia e pigiare le uve. Subito, come allora, mi era ritornato in mente anche l'intenso profumo che si sprigionava dal mosto, attirando api e farfalle golose. Ma poi piano piano vidi il sole tramontare, lasciando posto alle ombre che, allungandosi sui muri, avevano cancellato i colori, spezzando così i miei ricordi. Ormai però, avevo deciso: sarei ritornata a vivere nella vecchia casa addormentata, risvegliandola con i colori, i suoi e le emozioni che solo l'amore di una famiglia le può regalare. Gloria Mangiarotti L'autrice vive a Broni con marito e figlia e si occupa di assicurazioni. Il racconto è ispirato ai suoi ricordi di bambina quando la vendemmia, allora senza l'ausilio di mezzi meccanici, si trasformava nel gioco più bello