«Non è Hitler, non si suiciderà»
ROMA Ormai per il regime di Gheddafi è veramente la fine, tra una settimana, 10 giorni, massimo due settimane, ma forse prima finirà tutto. Parole di Abdel Salem Jalloud, l'ex numero due del regime libico e braccio destro del colonnello Muammar Gheddafi, fuggito venerdì da Tripoli e approdato in Italia. Jalloud è stato intervistato ieri da Lucia Annunziata in esclusiva per la Rai. Ora si combatte a Tripoli - racconta Jalloud - in vari quartieri che vengono conquistati dai ribelli. Gheddafi sta usando ragazzini di 14 anni ai quali regala macchine e fucili, per convincerli a combattere e muoiono tutti. La guerra non è tra due eserciti, ma tra due volontà. Come finirà? Difficile che Gheddafi si possa arrendere, sostiene Jalloud. Possibile un suicidio? Non lo so, perché non ne ha il coraggio, non è uno come Hitler. Non può fuggire da Tripoli, perché le strade sono bloccate. Forse nel Sahara, in Algeria? Potrà uscire solo con un accordo internazionale, ma questa fase è passata. L'evolversi della situazione non gli consente di sopravvivere. Jalloud, in mattinata, aveva lanciato un appello alla tribù di Gheddafi perché rinneghi il tiranno. In una dichiarazione diffusa dalla tv panaraba al Jazira, Jalloud ha detto: Siete una onorevole tribù...Dovete preservare la vostra storia e il vostro onore... Rinnegate questo tiranno perché lui fuggirà e sarete voi a doverne sopportare le conseguenze.