ONOREVOLI DIMEZZATI, SUBITO

VITTORIO EMILIANI Sarebbe un bel segnale se i partiti raccogliessero subito la richiesta, ormai costante, di dimezzare il numero dei parlamentari. Il pressing degli opinionisti è stato fatto proprio dal Pd, in primo luogo da Walter Veltroni. Il partito ne guadagnerebbe in stima politica se istituisse alle Camere un presidio per battere tale strada con esemplare energia. Secondo i costituzionalisti, in 91 giorni di intenso lavoro lo scopo potrebbe essere raggiunto. Cadrebbe così uno dei principali motivi di disistima degli italiani nei confronti della classe politica. Sommando i due rami - pressoché identici nelle funzioni - del Parlamento si arriva oggi a 945 membri. Soltanto il Regno Unito ne conta di più, ma la Camera dei Lord ha un numero molto alto di componenti ed un ruolo invece molto limitato. Ci segue la Francia con 923 parlamentari, la Germania con 682 e la Spagna con 606. Se noi già scendessimo a questi due ultimi livelli, il risparmio non riguarderebbe soltanto gli emolumenti di circa 300-400 deputati e senatori, ma anche i costi per segreterie e uffici. Per questi ultimi in particolare il Senato ha speso molto in passato acquisendo o affittando (a caro prezzo) l'ex Hotel Bologna e il Palazzo dei Beni Spagnoli e però non abbastanza se lavori costosi fervono in un palazzo vicino a Largo Toniolo. La Camera poi ha dovuto affittare Palazzo Theodoli, l'ex redazione romana del "Corriere", l'ex Hotel Marini e altri locali ancora. Fermare i lavori in atto, rinunciare ad alcuni costosi affitti (siamo nell'ordine di 54-55 milioni per la sola Camera), tagliare dai 300 ai 400 fra senatori e deputati e loro segreterie, costituirebbe una economia di rilievo ed un segnale importante. Ne guadagnerebbe anche la funzionalità dei lavori? Penso di sì. Spesso si sottolinea l'assenteismo in aula. Nessuno parla dell'assenteismo nelle commissioni di cui ogni parlamentare deve obbligatoriamente far parte. Per esperienza diretta posso testimoniare che la presenza costante nelle commissioni - anche in quelle strategiche - è inferiore al 50% dei membri. Eppure è lì che - con governi "normali", certo, non con esecutivi (come quello presente) che fanno poco e quel poco soltanto attraverso decreti votati a colpi di fiducia - si concentra il lavoro parlamentare più intenso, più tecnico, più e meglio calato nei problemi del Paese. I 450-500 parlamentari rimasti avrebbero così tutti gli uffici, gli assistenti, gli uffici-studi, le biblioteche per lavorare nel modo più informato ed efficiente. Certo, occorre pure diversificare le due Camere come accade in Germania col Bundestag e col Bundesrat: una Camera, la più numerosa ovviamente, che elegge il capo del governo, lo controlla e legifera e l'altra che, in rappresentanza della autonomie, controlla e avanza proposte concrete. Sul costo effettivo dei quasi mille parlamentari odierni vengono fornite cifre discordanti: ho calcolato che, rispetto al 1994, la nostra "paga del deputato" è aumentata addirittura del 67% e che, se avesse invece seguito il costo della vita, sarebbe pari (guarda caso) a quella dei colleghi tedeschi. Va notato che nel primo dopoguerra e anche negli anni '70 i nostri parlamentari erano fra i meno retribuiti d'Europa. L'ottima "paga" non ha esaltato la qualità dei parlamentari: nella legislatura 1948-53 i laureati rappresentavano il 91,4 %, nel 2006-08 soltanto il 64,6. Né ha scoraggiato gli incarichi plurimi. Secondo Maria Antonietta Calabrò del "Corriere della Sera" metà dei parlamentari sono "doppiolavoristi". Poi ci sono sindaci, vice-sindaci, assessori di grandi città cariche di problemi, presidenti di Provincia che non si schiodano dalle Camere o dall'Europarlamento. Uno spettacolo indecoroso da far cessare al più presto. ©RIPRODUZIONE RISERVATA