Trasferita senza preavviso dopo il cancro
Lei ha quarant'anni. Per un anno e mezzo ha combattuto contro il cancro che ha rischiato di portarsela via. Di mettere la parola Fine a lavoro, famiglia, amici, vacanze, sogni. Ma al rientro in ufficio scopre che quella scrivania non è più la sua. E lo scopre per caso, perché al suo posto c'è seduta un'altra. Poi, d'un tratto, una collega che la incrocia spaesata in corridoio le chiede: Ma come, non lo sapevi? Ora sei in quell'altro ufficio. Non una telefonata del suo capo. Non una soffiata dei colleghi. Solo silenzio e d'improvviso un nuovo compito di cui non sa nulla. Un nuovo orario di lavoro. Richieste impossibili. Compiti rischiosi e umilianti convogliati su di lei, parte del suo lavoro sistematicamente affidato ad altri. Scherzi di cattivo gusto, apprezzamenti o critiche pesanti davanti a tutti. Arrivano tensione, ansia, irritabilità, disturbi dell'attenzione, stanchezza – spiega Giuseppe Taino –. Ma anche ipertensione, cefalea, disturbi gastrointestinali, o sessuali. Oppure si fuma e si beve di più, ci si isola. Tutti sintomi reversibili che però, se prolungati per diversi mesi, si cronicizzano. Al Cps ci occupiamo solo della cura dei sintomi – spiega Giuseppe Paolo Risaro (nella foto) –. Per le questioni di medicina legale il centro di riferimento è la Maugeri. Ogni lavoratore, di fronte ad atti documentabili, può infatti segnalare il caso al medico del lavoro aziendale, al responsabile della sicurezza o ai sindacati. Per cercare una soluzione concordata. Altrimenti interviene l'Asl come organismo di vigilanza e l'unità di medicina occupazionale e ambientale della Maugeri analizza il caso. Quelli alla nostra attenzione – conclude Taino – sono solo la punta di un iceberg. Con i nuovi contratti e la crisi, situazioni a rischio sono ovunque. E per questo le aziende hanno l'obbligo di analizzare il rischio di stress lavoro correlato.