Bologna, atto secondo due tedeschi nella strage

di Natalia Andreani wROMA Affonda le sue radici negli atti della commissione Mitrokin, quella che indagò sui dossier sovietici trafugati da un'archivista del Kgb fuggito da Mosca e riparato a Londra. Ed è una pista che potrebbe riscrivere la storia della strage alla stazione di Bologna quella su cui ha riaperto le indagini la procura del capoluogo emiliano. Una sorta di inchiesta bis che sta approfondendo la cosiddetta pista palestinese e che ora vede indagati due terroristi tedeschi non nuovi ai magistrati che da 31 anni stanno cercando di chiarire i tanti misteri della tragedia avvenuta il 2 agosto del 1980 e per la quale sono stati condannati all'ergastolo i terroristi neri Francesca Mambro e Valerio Fioravanti. La coppia, condannata per molti altri omicidi, ha sempre smentito di avere piazzato la bomba costata la vita a 85 innocenti. I due sono stati iscritti al registro degli indagati nel luglio scorso. Lui è Thomas Kram - terrorista delle "Revolutionaere Zellen" legato a Carlos "lo Sciacallo"- esperto di esplosivi che pernottò all'hotel Centrale di Bologna tra l'1 e il 2 agosto '80 col suo vero nome. Lei è Margot Frohlich, cittadina tedesca a sua volta legata a Carlos, che nell'82 venne anche arrestata a Fiumicino con una valigia di esplosivo. Anche lei, hanno scoperto gli inquirenti, quel primo di agosto alloggiò a Bologna, al Jolly Hotel dirimpetto alla stazione. Per il giudice istruttore Rosario Priore, che in quegli anni indagò su Ustica, sul caso Moro, sull'attentato al Papa, su Emanuela Orlandi e su molti altri misteri d'Italia, è un bene che la pista palestinese venga finalmente approfondita. Da tempo lo meritava. Bisogna lavorarci. Nello Yemen, in particolare su Aden, negli archivi delle due Germanie al tempo della Cortina di Ferro, la federale e la democratica, negli archivi degli antichi Stati socialisti dell'est europeo potremmo rinvenire la storia della Raf e delle cellule rivoluzionarie tedesche, la storia di Separat, l'organizzazione di Carlos, quella del Fronte popolare di liberazione della Palestina; con le sue basi in Europa, gli stoccaggi di armi in Italia. Ma più interessante di tutto, ha proseguito Priore, potremmo ricostruire le vicende delle relazioni con organizzazioni terroristiche italiane, con i nostri servizi e con i tentativi di intervento in occasione di eventi come il sequestro Moro. Opposto il giudizio dell'Associazione familiari delle vittime che insiste: Gli esecutori ci sono già. Ed è da Mambro e Fioravanti che bisogna ripartire per trovare i mandanti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA