Incubo recessione, Borse ancora giù

di Andrea Di Stefano wMILANO Il venerdì nero è stato evitato per un soffio, ma i mercati finanziari continuano a credere molto all'avvicinarsi della recessione e poco alla capacità dell'Europa di rispondere contemporaneamente al rischio crisi economica e al nodo debiti sovrani. Ieri ci ha provato il commissario agli Affari economici e monetari dell'UE, Olli Rehn, annunciando che starebbe mettendo a punto una bozza sull'emissione comune di Eurobond. La Commissione si è offerta di presentare un report al Parlamento europeo e al Consiglio per mettere a punto un sistema di emissioni di titoli europei, ha detto Rehn. Il rapporto sarà, se opportuno, accompagnato da proposte legislative, ha precisato il commissario senza dare riferimenti temporali. Immediata è arrivata la gelata del cancelliere tedesco Angela Merkel: Noi non li vogliamo, ha detto in modo secco, preoccupata degli effetti pre-elettorali degli Eurobond e preceduta da analoghe dichiarazioni del componente tedesco della Bce, Jurgen Stark. Alla fine, grazie alla parità conquistata a fatica da Wall Street che a metà seduta registrava una flessione dello 0,64%, le piazze europee hanno contenuto le perdite: l'indice Stxe che fotografa l'andamento dei principali titoli quotati sui listini del Vecchio continente ha ceduto l'1,57%, che equivale a 94 miliardi di euro di capitalizzazione bruciati in una sola seduta. La Borsa di Milano, che anche ieri è stata maglia nera con un -2,46%, ha bruciato da sola 7,3 miliardi e chiuso la settimana con un -8,1%: Fiat ha registrato una flessione del 20,1%, mentre Fiat Industrial ha perso il 17,9%. Pesante battuta d'arresto per Terna (-14,8%), che ha risentito delle nuove norme fiscali sulle società energetiche contenute nella manovra finanziaria. Tra i peggiori anche Unicredit (-14,8%). Solo due le performance positive nella settimana: sono state realizzate da Mediobanca (+3,1%) e dalla Popolare di Milano (+1,41%). Dopo Piazza Affari in rosso anche Francoforte (-2,19%); Madrid (-2,11%); Zurigo (-1,97%); Amsterdam (-1,94%); Parigi (-1,92%); Bruxelles (-1,55%); Londra (-1,01%) e Lisbona (-0,30%). La giornata si era però aperta in modo drammatico, con forti tensioni anche sui bond pubblici sino a quando la Bce è tornata a comprare i titoli di stato italiani. Lo spread con i Bund tedeschi è tornato sotto quota 290 punti, dopo la crescita vista in avvio di seduta, e a fine giornata veleggiava a 282 punti. Ma il costo per assicurarsi contro il fallimento degli stati periferici dell'Eurozona è schizzato: i credit-default swap su Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna e Italia sono risultati tutti in rialzo. Per Italia e Spagna il costo dei cds è salito di 10 punti base, rispettivamente a 264 e 374 punti. Questo nonostante continui la caccia ai bond da parte degli investitori che fuggono dai mercati azionari: dopo Usa, Svizzera e paesi del Golfo anche i titoli di Stato della Gran Bretagna hanno toccato i minimi storici arrivando a sfiorare i livelli registrati in epoca vittoriana. Alla base di questo clima i crescenti timori di recessione amplificati dalla caduta (poi rientrata) del petrolio sotto gli 80 dollari e dalla spinta dell'oro verso i 1900 dollari l'oncia (ieri ha chiuso a 1868 dopo aver toccato quota 1880). Jp Morgan ieri ha tagliato le stime di crescita degli Stati Uniti, parlando di rischi elevati di recessione: secondo gli analisti della banca d'affari negli ultimi tre mesi dell'anno il pil Usa crescerà infatti dell'1% (contro il +2,5% finora stimato), mentre tra gennaio e marzo 2012 la crescita si limiterà a +0,5% (contro il +1,5% previsto). Intanto la Grecia ieri ha annunciato che la caduta del pil di Atene sarà almeno del 4,5% contro un -3,8% preventivato precedentemente. E un eventuale recessione costerebbe alle banche europee una riduzione degli utili per azione del 15% nel 2012 e del 18% nel 2013. ©RIPRODUZIONE RISERVATA