Roma a DiBenedetto, dopo nove mesi è fatta

ROMA Una formalità doveva essere, e una formalità è stato. La chiusura della trattativa per il passaggio di proprietà della Roma è arrivato senza patemi d'animo o contrattempi dell'ultimo momento. In meno di un'ora Thomas DiBenedetto, rappresentante della cordata statunitense giunto nella Capitale in mattinata con un volo da Boston, e Roberto Cappelli (legale di UniCredit) hanno chiuso le ultime pratiche, apposto le firme sui documenti, e sancito l'inizio ufficiale del nuovo corso a stelle e strisce. Per chiudere ogni discorso e prendersi definitivamente la "Magica", DiBenedetto e soci (James Pallotta, Michael Ruane e Richard D'Amore) hanno depositato l'ultima tranche del pagamento (34 milioni di euro, mentre la restante parte era a carico di UniCredit) che ha permesso di spostare il 67% delle azioni della Roma ereditate dalla famiglia Sensi in "Neep Roma Holding", la società partecipata al 60% proprio dal sodalizio americano e al 40% dall'istituto di Piazza Cordusio. Sono molto contento della chiusura della trattativa, abbiamo concluso tutte le formalità, le azioni sono passate e il prezzo è stato pagato – ha ammesso Cappelli al termine del vertice che si è svolto all'interno dello studio legale Grimaldi, in zona Villa Borghese –. Questa operazione che è durata nove mesi, esattamente come una gravidanza, finalmente è andata in porto. Il progetto degli americani merita fiducia, è sano e serio – ha spiegato l'avvocato che fino al cda di inizio settembre ricoprirà il ruolo di presidente della Roma per poi cederlo a DiBenedetto –. Obiettivi? Quando si prende una società sportiva l'obiettivo che ci si pone è vincere, poi vedremo quello che sarà possibile fare. Si vuole fare qualche cosa che sia destinato a durare.