Il soldato americano che voleva visitare la Certosa

Il primo soldato americano arrivato a Pavia alla fine della guerra è entrato nel cortile dell'albergo Tre Re. Questo albergo, che allora esisteva all'altezza del numero 35 di Strada Nuova, era gestito dai miei genitori (ora è rimasto solo il nome del vicolo). Io avevo 15 anni. Il 24 aprile 1945, dal portone semichiuso, noi spiavamo i tedeschi in ritirata che, a gruppi, risalivano Strada Nuova quando, improvvisamente, una grossa motocicletta entrò decisa fino al nostro cortile.Forse, se ora vedessi un Ufo, non proverei uno stupore più grande.Era tutto gigantesco: la motocicletta, un bandierone issato dietro il sedile, la sua statura, accentuata dal grosso elmetto. Facendomi coraggio, mi avvicinai e con il mio stentato inglese scolastico, cercai di spiegargli che a Pavia c'erano ancora i tedeschi e che sarebbe stato prudente nascondere almeno il bandierone ma lui, ridendo, mi rispose che dei tedeschi in fuga non aveva paura, mentre doveva sempre essere riconosciuto dagli aerei che sorvolavano la zona: era la staffetta dell'armata in arrivo. Siccome era letteralmente coperto di uno strato di polvere, gli chiesi se voleva fare il bagno ma forse devo avergli detto "tu devi fare il bagno!" perchè, scattando sull'attenti, portò la mano all'elmetto e mi disse OK!Ma non aveva ancora finito di stupirmi. Dopo il bagno e l'ottimo pranzo, consumato in allegria, prese da un taschino un opuscolo e mi disse che lì c'erano tutte le istruzioni di viaggio: le aveva seguite scrupolosamente da quando era sbarcato in Sicilia. Su questo opuscolo c'era scritto che quando sarebbe arrivato a Pavia, avrebbe dovuto visitare la Certosa e lui voleva andarci subito! Non fu facile convincerlo che non era proprio il momento adatto. Strada Nuova era deserta, non passava più nessuno, porte e finestre tutte chiuse, silenzio assoluto: un'atmosfera tesa che sarebbe durata anche il giorno seguente, fino a quando, la mattina del 26 qualcuno gridò a squarciagola "i rivän" (arrivano). Improvvisamente si spalancarono tutte le porte e le finestre, Strada Nuova si gremì di folla ed i primi enormi carri armati sbucarono da Corso Garibaldi. Questi carri armati erano così alti che la gente salutava i soldati appollaiati sulle torrette dando loro la mano dai balconi.Restammo tutto il giorno a guardare l'interminabile schiera di soldati e carri armati, dimenticandoci persino di mangiare. Questo è stato uno dei giorni più belli della mia vita. Solo qualche tempo dopo ho capito come mai questo soldato era entrato così deciso nel nostro cortile: dell'insegna luminosa dell'Albergo, danneggiata dai bombardamenti, erano rimaste solo le ultime due lettere: GO, con una freccia: in inglese significa vai! Rita Pozzi Bricchi