IL TRISTE TRAMONTO DEL SENATUR

FRANCESCO JORI Povero Brunetta, che perfida estate: dal cretino rifilatogli da Tremonti al nano rompitore elargitogli da Bossi; e in mezzo l'assedio dei precari come regalo di nozze. Cosa l'aspetterà stasera, quando i suoi due colleghi ministri si ritroveranno allo stesso tavolo dolomitico del Cadore per l'ormai proverbiale cena degli ossi, magari di finire spolpato? In realtà, la bordata del capo della Lega sembra essere puramente a salve: da sempre, Ponte di Legno gli solletica gargarismi verbali spesso di pessimo gusto, e che gli servono per coprire i problemi interni e dirottare su altri bersagli il malumore dei suoi. Mai così forte come oggi, in particolare tra i sindaci padani, cui a fronte dei pesanti tagli annunciati ha mandato sostanzialmente a dire non solo che si arrangino, ma che non si sognino neppure di protestare, altrimenti quella è la porta. Forse Bossi pensa ancora di essere alla preistoria del Carroccio, quando i suoi erano una sparuta minoranza. Forse dimentica che con oltre 350 sindaci e una ventina di presidenti di Provincia (oltre a due governatori di Regione) oggi la Lega amministra un sesto del Paese, e deve dare risposte concrete ai cittadini, cominciando da quelli che l'hanno votata. Forse pensa che le sue sparate estive scorrano via come l'acqua: non si ricorda, con tutta evidenza, di quando un anno fa, sempre da Ponte di Legno, annunciò trionfalmente di aver portato a casa 15 miliardi per i Comuni, e proclamò che l'estate 2010 sarebbe stata quella del federalismo fiscale (non vado nemmeno in ferie se non chiudo la partita, e sapete che io sono un uomo di parola). Il risultato è che con la manovra appena varata i Comuni si vedono aggiungere un altro miliardo e mezzo abbondante di tagli al miliardo già segato per il 2012. Soldi, giova ricordarlo, che vengono meno sulla spesa corrente, costringendo dunque gli amministratori locali a pesanti sforbiciate sui servizi a beneficio delle fasce sociali più deboli: inclusi quei pensionati che Bossi si vanta di avere appena salvato a spese del nano-rompi Brunetta. L'alternativa è altrettanto sgradevole: ricorrere a nuove tasse locali o ad aumenti delle tariffe, alla faccia del tanto declamato federalismo fiscale. Di fronte a questo scenario, i sindaci leghisti oggi si dividono in due categorie: quelli che sono incazzati e lo dicono a voce alta; e quelli che sono incazzati ma lo tengono per sé. Entrambi si chiedono comunque perché un provvedimento così drastico debba colpire indiscriminatamente tutti i municipi: i virtuosi cui era stato ventilato appena poche settimane fa un allentamento del patto di stabilità; e i manibucate che, oltretutto, dal governo hanno ricevuto negli ultimi due anni generose elargizioni. Il tutto va ad alimentare il mal di pancia di un Carroccio in cui anche tra i fedelissimi (a parte gli opportunisti adulatori del cerchio magico) sale lo sconcerto per un Bossi irriconoscibile rispetto al passato; ma soprattutto cresce il timore che la Lega torni in alto mare proprio quando sembrava giunta in vista del porto. L'ennesima tirata elargita a Ponte di Legno sull'Italia che va a rotoli e sul sol dell'avvenire della Padania che spunta all'orizzonte non basta certo a coprire i dati di fatto che il Carroccio sta subendo alla faccia dei suoi proclami: la guerra in Libia continua, gli sbarchi sulle nostre coste non si arrestano, l'Europa ci costringe a tirare la cinghia dopo che un governo di cui la Lega è parte determinante ha spiegato fino all'ultimo agli italiani che la crisi era un'invenzione del nemico. Reagire a base di insulti e miraggi, come sta facendo Bossi in questo scorcio d'estate, può aiutare a sbarcare il lunario. Ma quando ci si riduce a occuparsi di nani, vuol dire che si è persa la dimensione del reale. ©RIPRODUZIONE RISERVATA