Produzione ferma, tiene l'export
di Stefano Romano wPAVIA Avanti adagio, troppo adagio per parlare di ripresa "vera" dopo il crollo del 2009. La fotografia dell'economia pavese scattata dall'indagine congiunturale della Camera di Commercio sulla base dei dati del secondo trimestre 2011 mostra una provincia che avanza a due velocità: le esportazioni accelerano, mentre la domanda interna continua a calare. E' il risultato, secondo il presidente dell'Unione industriali Franco Bosi, degli andamenti pesanti del nostro Paese e dell'economia occidentale, sottoposti tra l'altro ad azioni di tipo speculativo. Semplificando all'eccesso, l'instabilità finanziaria toglie ossigeno alle famiglie che non hanno ancora ripreso a spendere e quindi a comprare i prodotti delle aziende pavesi. Tradotto in numeri, il quadro economico del secondo trimestre del 2011 mostra una provincia dove gli ordini esteri crescono dell'1.37 per cento rispetto al trimestre precedente, ma dove gli ordinativi interni calano dell'1.14 per cento. L'avanzamento ad un solo motore, secondo gli analisti dell'ufficio studi della Camera di Commercio conduce inevitabilmente alla selettività delle performance aziendali in funzione del fatturato estero. In altre parole: le aziende investono risorse e conoscenze per esportare, mentre lasciano in secondo piano gli investimenti per il mercato interno. Questo, almeno, la tendenza per le aziende che nel corso degli anni hanno saputo differenziare il proprio portafoglio clienti puntando sui mercati emergenti. Se dall'analisi degli ordinativi esce un quadro a luci ed ombre della provincia di Pavia che riesce ad esportare ma fatica a vendere sul mercato interno, dall'analisi della produzione industriale si ricava un'immagine decisamente peggiore. Nel confronto con le altre provincie della Lombardia – scrivono gli analisti della Camera di Commercio – Pavia si conferma fanalino di coda nella lettura del dato tendenziale della produzione industriale, davanti solo a Lodi, unica provincia che nel secondo trimestre del 2011 ha fatto registrare un dato negativo. Tradotto in numeri, la produzione industriale di Pavia è cresciuta tra aprile e giugno del 2 per cento, quattro volte meno di Cremona (più 8.6 per cento), enormemente meno di Lecco (più 7.5 per cento), Monza (più 7.2 per cento), o Brescia (più 7.1 per cento. Il quadro che emerge dall'indagine congiunturale presenta una ripresa che fatica a decollare – commenta il presidente della Camera di Commercio, Giacomo de Ghislanzoni –. Restano deboli domanda interna ed esportazioni, ristagnano gli investimenti e, a fianco di una stabilizzazione del quadro occupazionale, permane un ricorso alla cassa integrazione superiore alla norma. Segnali forti di una struttura produttiva che non riesce ancora a viaggiare a pieno regime e che sollecitano la rapida attuazione di interventi che sostengano la crescita e la competitività territoriale. ©RIPRODUZIONE RISERVATA