«I calciatori si paghino la supertassa »

ROMA Fra i 559 mila contribuenti che incassano più di 90 mila euro all'anno ci sono quasi tutti i calciatori professionisti. E quindi la tassa di solidarietà la dovranno pagare anche loro. Salassi non da poco se si considera l'entità degli stipendi dei pedatori, soprattutto quelli di serie A. Ma il tema rischia di farsi rovente perchè le star degli stadi non sono abituate a pagare le tasse. O, meglio, a questo ci pensano direttamente le società e ai calciatori girano sul conto corrente il netto dell'ingaggio. Così anche adesso con la superirpef vorrebbero fare la stessa cosa e sostengono che quell'esborso dovrà essere caricato sui club di appartenenza. Pronta la replica dei presidenti delle società, a nome dei quali parla Adriano Galliani, amministratore del Milan: Qualunque cosa ci sia scritto sulla manovra del governo sul contributo di solidarietà, anticipo che per noi graverà al 100% sui calciatori. Se non sarà così facciano lo sciopero tutta la vita. È un aspetto sul quale non si transige. È una tassa che pagheranno loro e non le società. Questa cosa va al di là dei contratti, del netto e del lordo. Tutti i club che ho sentito - prosegue Galliani - sono d'accordo con me e spero che il presidente dell'Aic Damiano Tommasi capisca, altrimenti può anche scioperare per sempre. In caso ci dovranno spiegare perchè certi "signorini" che guadagnano 10 milioni di euro l'anno non vogliono pagare il loro contributo allo Stato. Certo, non tutti guadagnano 10 milioni all'anno come Eto'o, ma gli stipendi sono a cinque o a sei zeri. Questo, secondo la nuova manovra, signfica che anche i calciatori dovranno pagare il 10% su tutto quanto supera i 150 mila euro di entrata annuale, priva di detrazioni e anzi con l'aggiunta pure del valore della casa. E anche da questo punto di vista certi calciatori con le case mica scherzano. La supertassa è già operativa e vale per questo e per i successivi due anni. Gli assi del football di casa nostra sono quindi obbligati fin da subito a mettere mano al portafoglio, pagando importi che possono andare da qualche migliaio di euro fino a superare i centomila. La legge appena varata per decreto stabilisce però anche una sorta di tetto: qualora l'importo dovesse superare il 48% dell'imponibile si potrà fare la scelta di essere "meno solidali" e fermarsi lì.