Verso una tassa sui capitali "scudati"

di Maria Berlinguer wROMA Il governo starebbe valutando l'ipotesi di tassare i capitali rientrati in Italia grazie allo scudo fiscale ma la percentuale del prelievo sarebbe molto inferiore a quella proposta dal Pd: tra l'1 e il 2% contro il 20%. E' una tassa risibile, attaccano i democratici. Potrebbe essere questo il colpo di scena di Silvio Berlusconi, un modo per venire incontro non solo all'opposizione ma anche alla sua maggioranza. La proposta di Pier Luigi Bersani ha infatti trovato consensi anche nel Pdl, dove personaggi come Maurizio Lupi si sono subito offerti di discuterne. L'eventuale gettito proveniente dai capitali scudati potrebbe servire ad alleggerire il contributo di solidarietà sui redditi oltre i 90mila euro. Restano forti perplessità sia sulla percorribilità dell'intervento sia sul danno d'immagine di uno Stato che si rimangia la parola data. Tuttavia, se non ci saranno ostacoli giuridici la strada potrebbe essere intrapresa. Il Cavaliere dice invece di no o all'aumento dell'Iva e al ritiro del contributo di solidarietà per i redditi sopra i 90mila euro. Apre a miglioramenti sulla manovra ma avverte opposizione e maggioranza: i saldi devono restare invariati, sono intoccabili. Nel Pdl cresce però il partito dei dissidenti e Giorgio Stracquadanio assicura: Siano già in venti e oggi contiamo di mettere nero su bianco le nostre proposte. E' soprattutto il fuoco amico a preoccupare il premier. Oggi il decreto anticrisi verrà depositato al Senato che riaprirà i battenti per poche ore. Da martedì 22 luglio sarà all'esame delle commissioni Affari costituzionali e Bilancio. Berlusconi e Giulio Tremonti, la sera in cui il consiglio dei ministri ha approvato il decreto, hanno promesso di non mettere la fiducia sul testo per cercare il dialogo con le forze di opposizione, seguendo l'invito di Giorgio Napolitano e la richiesta esplicita dell'Unione europea. La promessa potrebbe non essere mantenuta per mettere a tacere la fronda del Pdl. Metterete la fiducia? chiede un cronista. Spero di no, mi attendo un comportamento responsabile di tutte le forze politiche, replica il premier. Anche della maggioranza? Sì, certamente sì, ma la maggioranza sarà responsabile, assicura. A sparare sulla maxifinanziaria da 45,5 miliardi di euro in due anni non sono solo i venti parlamentari che la pensano come il sottosegretario Guido Crosetto, fedelissimo del Cavaliere, in prima fila tra i contestatori. Ora è anche il ministro dell Cultura a chiedere di riscrivere tutto. A fare infuriare Giancarlo Galan è la norma che prevede la soppressione degli enti pubblici, non economici, con meno di 70 dipendenti. E' una norma del tutto illogica, inutile e grossolana e va immediamente cancellata, tuona. Tra gli enti a rischio non c'è solo l'Accademia della Crusca ma anche l'Accademia dei Lincei e gli Istituti Storici italiani. Se il governo non farà marcia indietro Galan minaccia: Firmerò io stesso un emendamento soppressivo. La manovra è inaccettabile e va radicalmente modificata in Parlamento, chiede anche Antonio Martino. L'ex ministro, fondatore di Forza Italia, ricorda che Berlusconi si è sempre presentato in campagna elettorale promettendo di ridurre le tasse e rilanciare la produttività. L'unico modo di ridurre la spesa pubblica è fare le riforme, avverte Martino. A difendere la manovra resta Berlusconi. Il contributo di solidarietà? E' stato introdotto per un fattore di giustizia, per equilibrare i sacrifici, dice. Poi svela un giallo: io ricordo che abbiamo votato un periodo di validità di due anni e non di tre. E' stato Tremonti a farlo a portarlo a tre? Non lo so ma fa poca differenza. ©RIPRODUZIONE RISERVATA