L'amore di una studentessa perso nell'Università annebbiata
Pavia, un sogno livido e appiccicaticcio, come gli annunci dai colori sbiaditi infilzati - corpi ormai esanimi - sulla bacheca dell'Università. La vita in questa città era una mela: una mela rossa, lucida, perfetta, come gli anni e il cuore di Nora, come i suoi pensieri, tutti dritti e coerenti, nessuna sbavatura, solo dolcissimi e succosi. Passava le sue giornate al freddo dei chiostri, sotto le magnolie senza fiori, leggendo un libro ed assaporando stupidamente le malinconie della nebbia pavese, di cui persino i muri e le strade sembravano incrostati. All'inizio di quell'anno, poteva essere la metà di febbraio, per la prima volta, lo lesse. Già: lesse lui, non quello che lui aveva scritto, lesse i suoi occhi, le palpebre e la loro curva discendente, le sue labbra, i suoi denti, la sua lingua, i suoi sorrisi stretti. Lesse, in fondo, quello che davvero c'è da sapere di una persona e le uniche cose che si devono conoscere di uno scrittore. In quel racconto che sapeva di mare c'era lui. Da allora lui entrò come un bruco-buono nel suo cuore-mela ed in quella polpa dolciastra scavò il suo nido. Un giorno la coraggiosa Nora arrotolò un foglio su cui aveva raccontato il suo universo di astrazione e di amore. Lo infilò in una bottiglia di vetro col tappo di sughero e la poggiò sulla cassetta della posta di lui, nel cortile della sua casa, tra la stazione e il viale, tra il tutto e il niente. Voleva che gli arrivasse il messaggio di una naufraga, attraverso l'oceano della timidezza e della realtà, dalla zattera di lei al continente di lui. Si incontrarono un giorno di pioggia senza tregua, senza tumulti, senza tuoni né fulmini, una tendina di aghi innocui giù dal cielo: solo fili di zucchero liquido, dolce e trasparente come quello sul bancone del bar Vigoni. Respirarono insieme e da allora Nora l'amò per sempre. E scomparve nel suo sentimento, inghiottita da una città troppo piccola per quell'amore immenso cui nemmeno lui volle credere, masticata per sempre da un dedalo di viuzze, tra il duomo e il fiume. Tra il niente e il tutto. Marzia Giampino L'autrice ha 36 anni e si è laureata in Giurisprudenza e in Scienze Politiche all'Università di Pavia. Lavora come avvocato presso una Pubblica amministrazione a Roma. Scrive da sempre.