Carnevale Bianco a Cegni Il folk sposa la buona cucina
CEGNI La frazione di Cegni (Santa Margherita Staffora) celebra domani il suo Carnevale Bianco, una delle feste più importanti della tradizione folcloristica delle Quattro Province (Alessandria, Genova, Pavia e Piacenza). La giornata prevede al mattino il rito religioso – con la messa e la processione in onore di San Rocco, patrono del paese – e nel pomeriggio il corteo e le danze che preparano al matrimonio tra il "brutto" e la "povera donna" - momento clou dei festeggiamenti – seguiti dalla cena con i ravioli di carne fatti in casa e il ballo serale. Giunto alla sua quarantesima edizione, il Carnevale Bianco è organizzato dall'associazione Oriundi Club di Cegni e si annuncia ancora una volta come un momento di grande convivialità e tradizione, con numeri da capogiro: 24 mila ravioli di carne preparati a mano dalle donne del paese, migliaia di persone che arrivano da tutta Italia e che trasformano i sessanta abitanti del paese in una folla di circa 3 mila persone e – novità assoluta di questa edizione - una "monferrona" (dalla "monferrina", danza tradizionale delle Quattro Province), 300 persone danzanti abbracciate che circonderanno i 470 metri di perimetro della frazione di Cegni. Più che una danza è una sfida – dice Giancarlo Zanocco, presidente dell'associazione e regista del Carnevale di Cegni da venticinque anni – per vincerla bisogna contare sulla collaborazione di tutti. E a proposito di numeri e sfide, Zanocco sottolinea: Prima della quantità, per noi viene sempre la qualità. I ravioli, per esempio: sono tanti i paesi, anche intorno a noi, che fanno la gara dei numeri sulla produzione dei ravioli offerti alle sagre, ma la vera arte dei ravioli fatti a mano è la cottura, ci vogliono bravura e pazienza. Chi non sa fare così, alla fine li compra, ma tutto il senso decade. Non è un caso che la riuscita e l'autenticità dei ravioli di carne siano questione così fondamentale, perché la storia del Carnevale Bianco di Cegni comincia proprio da qui. La festa affonda le sue radici nei tempi in cui le maschere, in occasione del Carnevale d'Inverno, arrivavano a Cegni con la forchetta nel taschino e le donne del paese, in segno di ospitalità, offrivano i loro ravioli di carne, vero lusso per quei tempi. L' usanza durò fino al secondo dopoguerra, poi si perse a causa dello spopolamento del territorio. Solo negli anni Settanta alcuni "oriundi" (gli abitanti del posto, da cui il nome dell'associazione che organizza la festa), ebbero l'idea di rimettere in piedi la tradizione a Ferragosto, ma il prete vietò di rievocare il Carnevale nel giorno della Madonna. Così venne concordato il giorno dopo Ferragosto, a patto che - sempre su richiesta del sacerdote - non ci fossero maschere in volto, che il Carnevale fosse "bianco". Dopo il rito religioso, il programma del pomeriggio è così articolato: alle 13 la manifestazione inizia con un pranzo a base di ravioli (antipasti, primo, secondo, dolce, caffè) soprattutto per i turisti, con prezzo fisso di 20 euro. Alle 16 si parte dalla piazza della chiesa con il corte o di costumi tradizionali (gilè e cappello per gli uomini, gonne lunghe con grembiule e camicia bianca arricciata con gilè nero per le donne) e le squadre di suonatori (strumenti tipici per accompagnate le danze delle Quattro Province sono il piffero e la fisarmonica), che girano per le vie del paese, tornano al punto di partenza e animano la festa fino a sera. In piazza aprono le danze i bambini, con quelle più semplici, fatte in cerchio - una piana e un'alessandrina - cui seguono quelle più complesse degli adulti: la monferrina (in cerchio con scambio di coppia), la polca a saltini (in coppia) e le coreografiche "giga a due" (un cavaliere e due dame) e "giga a quattro" (due cavalieri e quattro dame). Dopo aver mangiato ancora ravioli e schita – la focaccina di farina, olio e sale, tipica della zona – ci si dà appuntamento alla Sala delle Feste di Cegni (ingresso a pagamento) dove si balla fino al mattino. La gente ci si consuma le scarpe – dice Zanocco – e non solo giovani e residenti, ma soprattutto appassionati che arrivano dalla Toscana, dal Veneto, dal Trentino e dal resto dell'Italia e si accampano a Cegni con le tende e camper. Marta Pizzocaro