Province e Comuni, cambia la geografia
di Paolo Carletti wROMA La geografia amministrativa dell'Italia completamente stravolta con il taglio di decine di province e la soppressione (o accorpamento) dei Comuni sotto i mille abitanti (sono circa 1.500). Questo almeno sulla carta e secondo la manovra per ora ipotizzata dal governo, ma che sta incontrando forti e inevitabili resistenze in tutto il Paese. E' la scomparsa delle province, da cui il governo spera di ottenere i risparmi più corposi, che sta agitando i politici locali un po' di tutte le regioni, anche se alcune verrebbero colpite più di altre secondo i criteri che sono stati decisi dal ministro Calderoli. Quelle destinate a scomparire infatti sono le meno popolose, cioè sotto i 300mila abitanti, che si possono salvare soltanto se hanno un'estensione territoriale superiore ai 3mila metri quadrati. La linea della Lega come al solito ha vinto, di fronte a un impegno elettorale di questo governo che tra i punti del suo programma aveva proprio la soppressione delle province. Poi mai discussa per l'opposizione del Carroccio. Non condivido la soppressione completa delle Province – ha detto a Palazzo Chigi il ministro per la Semplificazione – , l'unica strada sarebbe stata quella costituzionale. Noi abbiamo fissato dei parametri, ma il punto di riferimento è il censimento che si farà in autunno. Calderoli ha parlato di un numero che va da 29 a 35, con nel contempo il taglio del 50% di consiglieri ed assessori. E insieme alla provincia scomparirà di conseguenza anche la Prefettura territoriale e gli altri uffici territoriali del governo. Il tramonto delle province troppo piccole dovrà attendere ovviamente la fine del mandato di giunte e consigli. La più grande provincia a rischio taglio è Pistoia (293.061 abitanti) seguita da Piacenza con 289.875. Le province sarde, sulla carta, sarebbero quelle più penalizzate. Sulla carta perché è ancora tutto da capire quali strumenti potrà mettere in campo il governo con le regioni a statuto speciale, che legiferano autonomamente. In Sardegna sparirebbero Medio Campidano, Olbia-Tempio Pausania, Carbonia-Iglesias, Ogliastra e anche le più antiche Nuoro e Oristano. Resterebbero solo Cagliari e Sassari. Ma il caso è spinoso e riguarda anche Sicilia, Friuli, Trentino e Val d'Aosta. In Sardegna sono a rischio anche 106 comuni ma l'articolo 3 dello statuto speciale ha rango costituzionale e attribuisce alla Regione podestà legislativa in materia di ordinamento degli enti locali seppure in armonia con la Costituzione. E così anche le altre regioni a statuto speciale, che appaiono blindate rispetto ai tagli, con postilla per la Val d'Aosta che avendo una sola provincia la dovrà mantenere per forza. In Liguria sparirebbero tre province su quattro, resterebbe solo Genova, e lo stesso accadrebbe in Umbria dove resterebbe solo Perugia e in Basilicata con Potenza (sparisce Matera). Il Molise resterebbe addirittura senza province (Campobasso e Isernia), ma è probabile il ritorno alla regione Abruzzo-Molise con Campobasso unica provincia Molisana. Un'ipotesi che in Molise sta provocando una vera sollevazione. Il Piemonte ne perderebbe quattro: Asti, Biella, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli. Il Friuli (statuto speciale permettendo) Lodi e Sondrio. In Toscana scomparirebbero Prato, Pistoia e Massa Carrara. Il Lazio perderebbe solo Rieti. Si Salva la Puglia, mentre in Campania scomparirebbe la provincia di Benevento. Per quanto riguarda le Regioni tagli ai numeri dei consiglieri che vanno da 20 a 80 in proporzione al numero di abitanti, e la giunta dovrà essere un quinto rispetto ai componenti del consiglio. Gli emolumenti saranno ridotti entro il limite dell'indennità massima spettante ai membri del Parlamento, commissurato all'effettiva partecipazione ai lavori del consiglio regionale. ©RIPRODUZIONE RISERVATA