Berlusconi: «Se serve mi ricandido»
di Maria Berlinguer wROMA Non un video messaggio ai tg ma una più tranquilla intervista con le agenzie, rilasciata due ore dopo la conferenza stampa di Giulio Tremonti per illustrare il decreto da 45,5 miliardi di lire. Silvio Berlusconi torna in Sardegna ma prima ruba la scena al suo ministro del Tesoro e a sorpresa annuncia: Se serve mi ricandido. A botta calda aveva confessato che il suo cuore grondava sangue per aver messo le mani nelle tasche degli italiani, ora ostenta ottimismo. Di che umore è? Gli chiedono. Direi buono, abbiamo fatto un buon lavoro, sette giorni intensi, giorno e notte, ma alla fine sono soddisfatto e penso che quando la manovra sarà conosciuta in tutte le sue parti ci dovrà essere per forza un giudizio positivo, d'altronde è un qualcosa che ci è imposto dalla situazione internazionale, c'è stato l'intervento della Bce e qualunque governo si sarebbe trovato a dare una risposta come quella che abbiamo dato noi. Il Cavaliere racconta di aver avuto grandi apprezzamenti sulla manovra dalla cancelliera Merkel e dal presidente della Banca europea, Trichet. Ammette che nel governo ci sono state contrapposizioni . E' chiaro che ciascuno di noi ha dovuto accettare le posizioni dell'altro, chi sulle pensioni chi sulla patrimoniale. Quanto ai rapporti tra lui e Tremonti, che sarebbero al minimo storico, nega l'esistenza di forti tensioni. Tra me e tutti gli altri si è discusso altrimenti ci avremmo messo mezza giornata, ma alla fine è venuta fuori la capacità di gruppo, nessun altro governo in Europa avrebbe potuto fare un lavoro come abbiamo fatto noi. Quanto al futuro del titolare dell'Economia il premier ritiene che arriverà con lui a fine legislatura e rivela: Oggi ha pranzato con me e Letta e ci ha allietato con un vasto repertorio di motti e aneddoti. Il sorriso a Giulio Tremonti deve essere venuto all'ora di pranzo. Alle 12 , quando è apparso in sala stampa a palazzo Chigi con Maurizio Sacconi e Roberto Calderoli, l'umore era diverso. Abbiamo fatto domanda di ammissione ai lavori usuranti per tutti, dice. Il decreto è in corso di bollinatura per recepire le modifiche fatte in consiglio, poi andrà al Qurinale e domani, (oggi, ndr), in Gazzetta ufficiale. La tabella di marcia è esatta. In serata Giorgio Napolitano emana il decreto. Il presidente che è riuscito a convincere il governo ad operare in fretta, torna a chiedere un confronto aperto in Parlamento e sul piano sociale per stabillizzare la situazione. La crisi non era prevedibile, ribadisce Tremonti, quasi a giustificarsi per aver presentato in luglio una manovra oggi carta straccia. Il ministro rivela che scriverà un libro su quanto capitato e sugli scenari del futuro ma intanto ci tiene a precisare che se ci fossero stati gli Eurobond, come lui stesso aveva proposto inascoltato non saremmo a questo punto. La manovra si compone di tre parti, i costi degli apparati burocratici e politici, lavoro e sviluppo, finanza pubblica. Non abbiamo chiesto la fiducia e credo sia stata una scelta saggia. Poi tocca a Calderoli. Con la manovra Vengono soppresse 50mila poltrone politiche, il testo prevede la riduzione del 20% dei consiglieri regionali. Verranno ridotti anche gli assessori e i loro stipendi che d'ora in poi saranno sottoposti all'esame di revisori di conti. All'inizio della legislatura c'erano circa 140mila amministratori che scenderanno di 87mila a scadenza di mandato. A regime ci sarà un amministratore ogni 1.100 abitanti,non più uno ogni 428. Quanto ai parlamentari, Calderoli ricorda che c'è stato già un intervento degli uffici di presidenza di Camera e Senato per la riduzione dei componenti accessori, dunque d'ora in poi gli onorevoli dovranno viaggiare in economica. Noi siamo intervenuti rispetto all'indennità fissata dalla legge e abbiamo applicato ai parlamentari quanto previsto per i dipendenti del pubblico impiego, raddoppiando l'entità dei tagli: 10% tra 90 e 150mila euro, 20% sopra i 150mila. ©RIPRODUZIONE RISERVATA