S. Margherita affollato con 200 in lista d'attesa

Ottocento posti in tutta la Lombardia. Novantuno in provincia di Pavia. Sono i posti letto che aziende e ospedali possono convertire in letti "low care", per l'assistenza ai malati post acuti. E il nuovo piano socio-sanitario del Pirellone chiede che lo facciano entro la fine del 2011. Le richieste sono state inviate in Regione tramite l'Asl. E adesso dovranno essere valutate e approvate dalla direzione regionale Sanità. Ma stando a un primo orientamento il San Matteo dovrebbe convertire i suoi posti al presidio distaccato di Belgioioso, una ventina in tutto, in letti per sub acuti. Una soluzione che consentirebbe di dare più respiro alle cliniche mediche della sede centrale sempre congestionate e garantire maggiore turn over. L'azienda ospedaliera invece vorrebbe trasformare una quota di letti del presidio di Casorate Primo. di Maria Grazia PIccaluga wPAVIA I 210 letti del Santa Margherita sono tutti occupati. E fuori, che aspettano un posto, ci sono almeno altri duecento pazienti, dimessi dagli ospedali di Pavia e provincia. Non più acuti ma nemmeno risanati tanto da poter tornare a casa senza assistenza. Considerato, tra l'altro, che l'età media dei malati ricoverati al Santa Margherita supera i 90 anni servirebbe un paracadute sanitario e sociale adeguato. E' ormai una situazione cronica, non più stagionale legata all'estate e al fatto che andando in vacanza si cerca di piazzare il parente anziano in ospedale – dice il direttore sanitario dell'istituto di riabilitazione di via Emilia, Marco Rollone –. Forse c'è una maggiore sensibilità da parte delle famiglie. Sta di fatto che queste richieste negli ultimi anni non registrano aumenti significativi. Il problema piuttosto è un altro ed è serio: si fa sempre più fatica, in agosto, a dimettere i pazienti più anziani e in condizioni precarie perché non ci sono strutture alle quali affidarli. E in genere non possono rientrare in famiglia. Rimangono in reparto, a seconda della patologia da riabilitare, in media 60-70 giorni. Ma anche la degenza nella struttura di via Emilia ha un limite imposto dalla burocrazia. E allora per molti si spalanca il baratro. Anche quando la famiglia c'è, la rete di assistenza a domicilio è debole. Il protocollo regionale, sulla carta, prevede la possibilità di usufruire di "dimissioni assistite". Sulla carta. Il percorso dovrebbe essere attivato tramite l'Asl ma al mosaico mancano diversi pezzi. E così quando un malato viene dimesso dalla clinica medica o dalla traumatologia di un ospedale si trova senza rete. La famiglia comincia il giro delle sette chiese. Al Santa Margherita i posti si liberano con il contagocce. Poi ci sono periodi più congestionati di altri – dice Rollone – perché magari si verificano più fratture o più ictus. E allora la lista di attesa si allunga. Le richieste più pressanti arrivano da altri ospedali, in particolare dai reparti di clinica medica e ortopedia, e dai medici di famiglia. Sono oltre 200, attualmente, le domande in stand-by. Il percorso è simile per tutti. Una frattura, una polmonite, un ictus, un problema grave. La prima tappa è il pronto soccorso, poi il ricovero in ospedale per la degenza dopo un'intervento chirurgico o le prime cure intensive. Ma nell'ospedale per acuti, come il San Matteo, anche la degenza ha dei tempi massimi prestabiliti. Inoltre c'è l'esigenza di garantire il turn over per accogliere altri pazienti gravi. E allora si pone il problema di trovare una collocazione adeguata al malato non più critico ma comunque non sano. E' qui che si inceppa il meccanismo: mancano i posti per "post acuti", quelli che dovrebbero traghettare il paziente dall'ospedale fino a casa. Una tappa intermedia. Da tutta la provincia le richieste convergono su l Santa Margherita di Pavia e sul Don Gnocchi di Voghera. Ma non basta. San Matteo e Azienda ospedaliera ci stanno lavorando da qualche mese ma le richieste di conversione di alcuni posti letto sottoutilizzati in posti "low care" sono ancora ferme in Regione. La provincia di Pavia ne può convertire 91 complessivamente.