L'Europa: ora regola unica sugli scambi
MILANO Il monitoraggio della Consob non aveva dato rilevanza alle vendite allo scoperto, ma il provvedimento concertato assunto ieri da Francia, Spagna, Belgio e Italia ha evidenziato, invece, che l'impatto c'è stato, immediato e rilevante. Gli scambi a Piazza Affari si sono quasi dimezzati: ieri sono passati di mano titoli per 2,69 miliardi di euro di controvalore, contro i 3,61 miliardi di giovedì e i 4,43 miliardi di mercoledì quando Milano aveva perso il 6,6%. Si parla anche di una stretta sui Cds (i Credit Default Swaps) - commenta un operatore - e se si dovesse veramente fare ci metterebbe in salvo per almeno una settimana. La misura annunciata ieri mattina dalle autorità di controllo sui mercati azionari di Parigi, Milano, Bruxelles e Madrid è la prima concertata a livello europeo dall'Esma (l'agenzia sovranazionale per ora senza poteri diretti) dai tempi del crack Lehman. La Germania, che ha addirittura introdotto una legge che vieta le vendite allo scoperto nude, cioè quelle effettuate da operatori che non possiedono i titoli, ieri è scesa in campo con una nota ufficiale del ministero delle Finanze in cui sottolinea che solo in questo modo si può contrastare la speculazione distruttiva in maniera convincente. Berlino insiste perché questo intervento non riguardi solo i titoli finanziari ma anche titoli di stato e i famigerati credit default swap, le assicurazioni contro il fallimento degli emittenti, Stati compresi. Il mercato dei Cds ammonta, infatti, a circa 50mila miliardi di dollari e vale il 25% dei derivati circolanti a livello mondiale. Anche Bruxelles è a favore del divieto concertato: La nostra politica monetaria sarebbe più efficace e coordinata se ci fosse un quadro europeo unico per tutti sulle vendite allo scoperto, ha sottolineato il portavoce del commissario al Mercato Interno Michel Barnier.