Formigoni: «Ammazzano il federalismo»
di Nicola Corda wROMA Nove miliardi di tagli ammazzano il federalismo fiscale. La denuncia forte arriva dal supergovernatore della Lombardia, Roberto Formigoni dopo il confronto col governo sul decreto anticrisi. Abbiamo già dato dicono in coro le autonomie locali, con riferimento alla scure già subita nelle precedenti manovre, l'ultima appena venti giorni fa. Complessivamente i trasferimenti tagliati ammontano a sei miliardi sul 2012 e altri tre sul 2013 spiega Formigoni per annunciare ufficialmente la morte del federalismo fiscale con la terza manovra in un anno e la corda stretta al collo. Regioni dunque a meno 1,6 miliardi, peggio i Comuni che subiscono tagli per 1,7, le Province meno 0,7 mentre è una vera stangata per le regioni stato speciale a meno 2 miliardi. Tremonti mette per la terza volta il malato sul lettino ma per ora nessuna cura - denuncia Graziano Del Rio vicepresidente dell'ANCI - ci ha già levato la milza, il fegato e stavolta forse il cuore. Anche nella manovra precedente gli enti locali hanno concorso per circa il 50 per cento dei risparmi mentre incidono sul totale della spesa statale solo per il 16 per cento. Formigoni, che chiede l'allentamento del patto di stabilità, spera in una marcia indietro dell'ultimo minuto confidando nel premier: Ho visto Berlusconi perplesso di fronte ai tagli esposti da Tremonti ha spiegato il governatore lombardo che comunque conta sull'assicurazione che il decreto anticrisi sarà emendabile. Le accuse e l'annuncio della fine del federalismo fiscale fanno immediatamente scattare la polemica con Bossi e Calderoli che smentiscono seccamente: l'attacco al provvedimento simbolo del Carroccio, sembra quasi un affronto. Ma Formigoni conferma tutto e non lo consola l'esclusione dai tagli del capitolo sanità e l'anticipo della nuova tassa locale Imu che in ogni caso interessa solo i Comuni. Piccoli centri e province temono poi l'accorpamento. Se non un azzeramento vero e proprio le amministrazioni locali subiranno un forte ridimensionamento. Decisioni che alimenteranno tensioni con la Lega e rappresentano un'incognita sul cammino della manovra. Così non è sfuggito il passaggio silenzioso dei due presidenti leghisti Zaia e Cota, che hanno guadagnato l'uscita rapidamente mentre Formigoni, nella sala stampa di Palazzo Chigi tuonava contro i tagli. Governatori, sindaci e presidenti di provincia si dichiarano pronti a mettere in campo tutti i risparmi possibili che rientrano sul funzionamento delle amministrazioni, mentre i tagli annunciati andranno a incidere sui cittadini che avranno meno scuole, meno trasporti, meno servizi sociali. La manovra mette a rischio i servizi essenziali per i cittadini - denuncia il presidente della conferenza delle Regioni Vasco Errani - il governo ci ripensi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA