Libertà di licenziare e festività cancellate

ROMA Diritto a licenziare, cancellare le festività e tagliare gli stipendi pubblici. Anche questi ragionamenti sono stati fatti all'interno del governo, su suggerimento della Bce che pretende dall'Italia un rigore assoluto nei settori strutturali del Paese. L'obiettivo è ottenere più flessibilità e maggiore produttività per riattivare la macchina economica italiana, riducendone al contempo i costi. Il ministro Tremonti, citando la Banca centrale europea, ha parlato della possibilità di ridurre le paghe dei dipendenti pubblici, salvo poi far capire che il governo non è intenzionato a seguire questa strada. In effetti, secondo uno studio Cgia di Mestre, gli stipendi pubblici italiani sono quelli che nell'ultimo decennio sono aumentati di più, fino al doppio rispetto all'inflazione. A fronte di una riduzione dei dipendenti, la spesa è invece decollata a oltre 165 miliardi di euro. Tra i "privilegiati", dice lo studio, i lavoratori degli enti pubblici non economici (+46% dal 2001 al 2009) e magistrati (+42,5%). La peggio è toccata alla scuola dove gli aumenti sono stati del 27,9% a fronte di un'inflazione al 21,5% nello stesso periodo. Ipotesi più concreta, invece, è quella di accorpare alcune festività (non quelle religiose) sulle domeniche per aumentare la produttività. Il governo sta valutando come intervenire anche sui contratti a termine, evitandone l'abuso che - dice Tremonti - crea effetti di instabilità della persona che possono essere negativi per l'economia. Sul fronte della flessibilità del lavoro, ci sarà un tentativo di spingere fortemente sulla contrattazione aziendale in modo da superare la rigidità centralista. Tremonti, inoltre, chiarisce che la Bce suggerisce esplicitamente il "diritto di licenziare", compensato con meccanismi di assicurazione e di migliore collocamento sul mercato del lavoro. (r.t.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA