P4, a Roma gli atti su Adinolfi La Cassazione bacchetta i pm

ROMA Il filone di inchiesta della Procura di Napoli sulla P4 che coinvolge l'ex capo di Stato Maggiore della Guardia di Finanza, il generale Michele Adinolfi, passa per competenza territoriale ai Pm di Roma. Perché è qui, e precisamente durante la cena tra il generale e l'editore Pippo Marra, che sarebbe stato commesso il reato di rivelazione di atti coperti da segreto. Così ha deciso la Procura generale della Cassazione accogliendo il ricorso presentato dal difensore del Generale, Enzo Musco. Ad Adinolfi sono contestati due reati in continuazione, il 326 (rivelazione di segreto) e il 378 (favoreggiamento personale): ma il reato più grave (il favoreggiamento nei confronti del faccendiere Luigi Bisignani) per la corte di Cassazione è stato senz'altro commesso a Roma. E proprio in conseguenza di quest'ultima affermazione, la Corte suprema bacchetta i magistrati napoletani. Per il pm - scrive infatti il procuratore Iacoviello - questo dato sul piano giuridico "nulla conta". Per questo ufficio conta tanto. Perché è la legge che lo fa contare. Inoltre non appare corretta né in punto di fatto né in punto di diritto l'obiezione secondo cui il richiedente avrebbe commesso i reati in concorso col generale Bardi. Dagli atti emergono infatti due ipotesi: una a favore di Papa e l'altra a favore di Bisignani. Ma i due reati, non sono in continuazione e non sono stati commessi dalle stesse persone. Il favoreggiamento a favore del Papa è ascritto al Bardi, ma non all'Adinolfi. E quello a favore di Bisignani è ascritto all'Adinolfi ma non al Bardi. Il fascicolo sarà affidato all'aggiunto, Alberto Caperna, già titolare di altri procedimenti trasferiti a Roma a giugno: quelli sull'appalto per l'informatizzazione degli uffici di Palazzo Chigi, sui rapporti tra Bisignani e l'ex dg della Rai, Mauro Masi durante la "guerra" ad Annozero, e quello sui i contratti tra le Poste e la Ilte. Un altro fascicolo sugli appalti Sogei, è in mano al Pm Paolo Ielo che ha indagato, per corruzione e finanziamento illecito dei partiti, il deputato Pdl Marco Milanese.