Lo studente: «Gli italiani invitati a tornarsene a casa»

PAVIA Una città presidiata dalla polizia, E l'invito implicito a chi non è londinese a tornarsene a casa prima possibile. Non ci è stato detto ufficialmente – dice Michele Mevio, 25 anni, pavese, un lavoro temporaneo in un ristorante della city e casa nel quartiere popolare di Brixton , a 50 metri dalle palazzine incendiate – Ma ci è stato fatto capire. E comunque la paura è palpabile negli occhi della gente anche in metropolitana. Gli inglesi sono incollati ai giornali, spaventati. Anch'io non ho mai assistito a una violenza simile. Aggressioni, pestaggi brutali, saccheggi, auto e negozi dati alle fiamme. E scontri con la polizia. Dal piccolo schermo rimbalzano nelle case, in Italia, immagini apocalittiche. Ma quello che non viene spiegato dai telegiornali italiani è che questa non è una protesta solo razziale – dice Mevio – Londra è da sempre una città multietnica. E' una bomba sociale che sta esplodendo. Non c'è lavoro, non ci sono soldi. La vita a Londra è carissima. Gli affitti sono alle stelle, persino la metropolitana è un salasso: un abbonamento settimanale costa 27 sterline, circa 30 euro, quello mensile 106, quasi 120 euro. Infatti vengono saccheggiati i negozi di beni primari, non le gioiellerie. E poi ci sono gli infiltrati che fanno per mestiere i sobillatori. Dopo le 23 la città si svuota. La gente si barrica in casa e di giorno, quando esce, si arma di scope e ramazze per ripulire. Ma c'è davvero da avere paura per le strade– dice Mevio –. E i disordini che all'inizio si sono concentrati nei quartieri più degradati adesso si stanno spostando anche verso quelli più ricchi, come Notting Hill. (m.g.p.)