«Su piazza Berlinguer possiamo cambiare idea»

Tante adesioni all'appello per salvare piazza Berlinguer. Alla proposta fatta da Emanuele Chiodini (nella foto) hanno aderito finora quaranta persone. Riteniamo che vie o spazi che potrebbero accogliere la targa intitolata all'Unità d'Italia ce ne siano a sufficienza vista la drammatica e irregolare espansione di San Martino – si legge nella lettera –. Perché i nostri amministratori anziché perdere tempo nel rilasciare interviste dai contenuti grotteschi come quella sugli avvisi ai trasgressori dei divieti di sosta o di occuparsi della toponomastica del paese o di voler innalzare inutili antenne alte trenta metri, non decidono di occuparsi seriamente dei problemi del paese? E poi, tanto per non fare torti a nessuno, perché non cambiare via Aldo Moro, altro personaggio di elevata caratura morale, in via Sole delle alpi ? Faremo sentire la nostra voce e la nostra protesta che continuerà fintanto che la giunta di San Martino non tornerà sui propri passi. Ecco i firmatari: Giovanni Bo, Giovanni Piovella, Comitato Cittadini San Martino, Signorelli Francesco, Valdata Luisa, Unione della Sinistra-San Martino Sicc., Cristian Riccardi, Cristina Pilia, Ruggero Rizzini, Giulia Dezza, Giancarlo Gallucci, Federica Migliavacca, Marta Pizzocaro, Luca Rossi, Massimo Furlan, Luigino Furlan, Serena Ragni, Emanuele Chiodini, Angelo Roberto Agnes, Alessandro Bronzini, Paolo Denari, Enrica Greggio, Paolo Fossa, Usb Pavia, Danilo Valla, Alessandro Bianchi, Laura Rovida, Enrico Boerci, Ivana Sommariva, Corrado Bargigia, Elisa Moretti, Alma Biglieri, Giorgio Maini, Lorenza Guaschi, Alaa Nasser, Prc-Fds Pavia, Pdci-Fds Pavia, Prc-Fds Cava Manara._ di Maria Fiore wPAVIA La giunta di San Martino deve tornare sui propri passi. E riconsegnare alla storia, e alla piazza del paese, il nome di Enrico Berlinguer, leader storico del partito comunista italiano. Lo chiedono, a gran voce, i firmatari di una petizione che in questo ore sta spopolando anche sul web. E al quale il sindaco di San Martino, Vittorio Barella, non sembra essere sordo. Ci penseremo, dice il sindaco. L'appello per salvare piazza Berlinguer, evitando la sostituzione in piazza Unità d'Italia, è stato lanciato da Emanuele Chiodini, edicolante di San Martino, e sottoscritto finora da una quarantina di persone. Ma altre adesioni sono destinate ad aggiungersi all'elenco nelle prossime ore. Il nostro vicesindaco milita in un partito, Lega Nord, che del non riconoscere l'anniversario dell'Unità d'Italia ne ha fatto una bandiera per tutto il 2011 – si legge nel testo della petizione –. Che interesse potrà aver avuto quindi nel condividere il fatto di cambiare il nome da piazza Berlinguer in Unità d'Italia se non quella di cancellare un nome simbolo di onestà, correttezza e integrità morale?. La polemica è forte. I firmatari parlano di una scelta dettata da fanatismo ideologico e vigliaccheria. E commenti dello stesso tenore si trovano sul gruppo di facebook Giù le mani da piazza Berlinguer, dedicata al tema. C'è chi arriva a proporre un referendum, chi si indigna per una decisione che offenderebbe la memoria e c'è anche chi, di altro orientamento ideologico, supera gli steccati politici per manifestare il proprio disappunto. Come il leghista Roberto Mura, che si dice contrario a un atto che rischia di cancellare in un solo colpo la storia politica del paese. Richiami su cui il sindaco si dice possibilista. Appena rientro dalle ferie riunirò la giunta – dice Barella –. Per prima cosa si tratta di andare a controllare il referendum che era stato già fatto per il nome del luogo, poi valuteremo se abbinare i due nomi oppure rinunciare all'intitolazione di piazza Unità d'Italia. Un ripensamento, dunque? Può darsi. Anche se il sindaco precisa di non condividere tutte queste polemiche. Che definisce pretestuose, faziose e pilotate da qualcuno che vuole solo creare confusione. La decisione di cambiare il nome di quella piazza era nata con l'obiettivo di dare la giusta importanza storica al nostro paese. Forse non tutti sanno che l'Unità d'Italia è partita proprio da San Martino, con i primi scontri tra italiani e austriaci sul confine del Gravellone. Berlinguer è stato un ottimo politico, ma non è rappresentativo del nostro piccolo paese. Lo spirito era questo. Perché, allora, non scegliere un altro luogo? Solo per evitare disguidi ai cittadini – spiega il sindaco –. In quella piazza non abita nessuno, e questo ci facilitava con l'anagrafe. Se al posto di Berliguer ci fosse stato De Gasperi o chiunque altro, il nome sarebbe stato cambiato lo stesso.