Industria, boom di utili Cala ancora l'occupazione
ROMA Le imprese italiane recuperano terreno, ma con bassi investimenti e una sforbiciata agli organici. Il sistema produttivo, infatti, si avvia a riacciuffare i livelli pre-crisi in termini di fatturato e di utili. È quanto emerge dall'indagine "Dati cumulativi di 2.030 società italiane" dell'ufficio studi di Mediobanca, che ha analizzato l'andamento nel 2010 delle aziende italiane dell'industria e del terziario. Dall'analisi di Mediobanca sono escluse le controllate estere, per esempio si considera Fiat e non Chrysler. Il rapporto perciò rappresenta una fotografia dell'andamento dell'industria in Italia. Settore in cui l'utile netto delle 2.030 società ha registrato un balzo del 64,2% (da 17 a 28 miliardi di euro), pur restando del 12% inferiore rispetto al picco del 2007. Ma il recupero è stato spinto più dai proventi finanziari netti (il 60%), alimentati dalla pioggia di cedole provenienti dalle controllate estere (+47%), che dai margini operativi industriali (circa il 20%). In ripresa anche il fatturato (+8,2%), reduce dalla caduta del 16,2% del 2009. Ma a trainare i ricavi è stato l'export (+12,6% contro il +6,5% della componente domestica) e, a livello settoriale, le imprese dell'energia (+12,4%). Ma c'è un limite: il balzo degli utili e del fatturato non si è tradotto in nuova occupazione. Gli organici si sono ridotti dell'1,9%, portando al 5,1% il calo dal 2009. Un trend che prosegue da un triennio, a cui si aggiunge un ulteriore -0,5% nel primo semestre del 2011. Ed è un dato che va letto insieme a quello sugli investimenti, cresciuti sì del 5,8% nel 2010, ma ancora inferiori del 16,2% rispetto ai livelli del 2007. Occupazione a parte, per gli analisti di Mediobanca di questo passo a fine anno il sistema industriale e dei servizi si troverebbe con una redditività industriale pari al 90% di quella pre-crisi. Le tendenze dei primi sei mesi del 2011 indicano una ripresa di circa l'11% del fatturato sul primo semestre del 2010. In ripresa anche la redditività che segna un più 7 per cento, trainata dal manifatturiero (+40%) più che dall'energia (+1%). Le grandi imprese, però, puntano all'estero. Crescono, infatti, molto oltre confine e poco in Italia. Secondo quanto emerge dall'indagine, le multinazionali manifatturiere del nostro Paese generano ormai il 31% del loro fatturato "estero su estero", cioè in siti produttivi generalmente localizzati in Paesi con bassi costi della manodopera e con produzioni destinate a servire i mercati emergenti, una percentuale che sale al 42% nell'industria energetica. nel complesso le vendite all'estero rappresentano il 51% del settore manifatturiero e il 79% di quello energetico.