Rallenta l'industria, frenata del Pil
di Manolo Morandini wROMA L'incertezza è reale. A determinare l'affanno dell'economia nazionale è la contrazione della produzione industriale: -0,6% a giugno rispetto a maggio. Un dato che sposta al ribasso la crescita stimata per il 2011 del prodotto interno lordo: fermo a + 0,8% ovvero in ribasso rispetto all'1,1% indicato dal governo, nel documento di programmazione economica e finanziaria. Il risultato congiunturale è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto dell'agricoltura e di un aumento di quelli dell'industria e dei servizi. Tutti segnali di malessere registrati dall'Istat, che conferma il segno più nel dato della produzione industriale su base annua: rispetto al giugno 2010 è aumentata dello 0,2%. Ma da leggere anche sulla scorta dei dati elaborati dal centro studi di Confindustria, che per luglio stima una riduzione della produzione industriale dello 0,4% su giugno. I dati sul Pil sono positivi perché segnano una crescita dello 0,3% sul trimestre precedente - afferma il presidente dell'Istat Enrico Giovannini -. Il problema è che si tratta di un lento processo di ritorno ai livelli pre-crisi: il Pil sta procedendo ma è lento. L'affanno non riguarda solo le economie più deboli del vecchio continente. La locomotiva tedesca ha subito una brusca frenata: a giugno la produzione industriale segna un -1,1%. Un rallentamento complessivo dell'economia europea e mondiale atteso nella seconda parte dell'anno - spiega Giovannini - le nostre previsioni e quelle degli altri principali istituti di statistica europei mostravano già un rallentamento e le incertezze di questi giorni certo non aiutano. Dall'altalena finanziaria, che alimenta i problemi di stabilità, a un'economia reale che stenta a ritrovare il passo. La distanza dal massimo di attività industriale pre-crisi (aprile 2008) è del -17,6%, indicano gli economisti di via dell'Astronomia, mentre il recupero dai minimi (marzo 2009) è dell'11,4%. La dinamica della produzione, dopo l'incremento del secondo trimestre (+1,5% sul primo), - spiegano dal centro studi confindustriale - è stimata tornare a tassi negativi nel terzo (-1,0% la variazione acquisita). L'ulteriore riduzione in luglio dei nuovi ordini Pmi nel manifatturiero conferma un andamento problematico dell'attività produttiva. Nel confronto tendenziale, i settori dell'industria caratterizzati dalla crescita più accentuata sono: fabbricazione di computer, prodotti di elettronica ed ottica, (+6,7%), fabbricazione di macchinari e attrezzature (+5,4%), metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo esclusi macchine e impianti (+3,7%) e altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchine ed apparecchiature (+3,7%). Il settore che in giugno registra la diminuzione tendenziale più ampia è quello della fabbricazione di prodotti chimici (-7,7%). Dati che incalzano il governo. Con questo ritmo - sostiene Cesare Damiano, capogruppo Pd in commissione lavoro della Camera - non ci sarà spazio per reperire risorse dalla crescita e non ci saranno ricadute positive per l'occupazione.