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TERAMO Nel giorno in cui Salvatore Parolisi sceglie ancora una volta di non parlare davanti a un gip, i magistrati del pool teramano accelerano le indagini alla ricerca di elementi con cui poter blindare la serie di indizi raccolti e che hanno portato all'emissione della nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere per il caporalmaggiore dell'Esercito accusato di aver ucciso a coltellate la moglie Melania Rea. I fari delle indagini si riaccendono sulla caserma Clementi di Ascoli Piceno, sede del 235 Reggimento Piceno, e nell'abitazione di Parolisi e Melania a Folignano (Ascoli Piceno), dove entrano i Ris di Roma. La lunga giornata dei pm è cominciata ieri mattina nel carcere di Castrogno, dove il vedovo si è avvalso della facoltà di non rispondere dinanzi al gip Giovanni Cirillo: mezz'ora è bastata per fare scena muta come già fatto dinanzi al gip di Ascoli. Ieri è sembrato come se le indagini fossero ripartite con un impulso nuovo, quasi daccapo. È chiaro che i pm Davide Rosati e Greta Aloisi seguono anche l'indirizzo dato dal gip Cirillo nella sua ordinanza: approfondire i segreti della caserma Clementi e valutare l'esistenza di moventi alternativi a quelli dell'omicidio passionale. Rosati ha portato i Ris e i cani antidroga nell'appartamento che Salvatore e Melania hanno condiviso per tre anni. Secondo indiscrezioni, sarebbe stato anche ascoltato un militare in servizio al Rav Piceno. Elementi vecchi e nuovi si incrociano nel lavoro degli investigatori per acquisire con tranquillizzante certezza, per dirla con le parole del gip di Teramo, un movente dell'omicidio.