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di Gabriele Rizzardi wROMA Il paese è solido. Ora serve un patto sociale per la crescita. E' questa la ricetta che Silvio Berlusconi illustra alla Camera e poi in Senato per far uscire l'Italia da una crisi che secondo il premier non è così drammatica: State ascoltando un imprenditore che ha tre aziende in Borsa. E che quindi è nella trincea finanziaria consapevole ogni giorno di ciò che accade sui mercati. L'opposizione mugugna, qualche deputato sibila viva il conflitto di interessi. Quel che è certo è che chi si aspettava dal presidente del consiglio un'autocritica o l'annuncio di una misura specifica per fronteggiare l'emergenza, è rimasto deluso. Il premier-imprenditore ha voluto parlare solo dopo la chiusura della Borse, che oggi esprimeranno un voto sul suo intervento, e parla di un paese economicamente solido e in grado di fronteggiare la crisi e poi accusa i mercati di non valutare correttamente la situazione italiana e i suoi punti di forza. Il Cavaliere assicura di voler accogliere l'invito alla coesione del Quirinale, propone alle parti sociali un'intesa su quattro punti (manovra economica, investimenti, finanziamenti alle imprese, relazioni industriali) e si dice pronto al dialogo con l'opposizione: Il governo non sarà sordo alle proposte e alle idee che arriveranno dalle minoranze. Detto questo, il premier esclude con nettezza qualunque ipotesi di un suo passo indietro e assicura che il governo adrà avanti fino alla fine della legislatura: Abbiamo la maggioranza parlamentare e governeremo perché , da sempre, la migliore arma contro la speculazione è la stabilità politica. E pazienza se sul tavolo del governo non è seduto Bossi, che non ha gradito la decisione del Cavaliere di intervenire in aula e ieri non si è fatto vedere. Ma il governo prova ad andare avanti. La crescita è l'obiettivo essenziale e, per Berlusconi, l'attuazione della delega fiscale per un sistema più favorevole a famiglie e imprese è un passaggio obbligato. Bisogna poi completare il percorso delle riforme, ridurre i costi della politica e migliorare le relazioni industriali anche attraverso un confronto con le parti sociali sullo Statuto dei lavoratiori che dovrebbe al più presto affrontare l'esame del Parlamento (I tempi sono maturi). Berlusconi ricorda che con il decreto sviluppo e poi con la manovra economica, il governo ha introdotto 27 misure concrete per sostenere la crescita del paese e promette che ridurrà i costi della politica. Come ? Con la riforma federalista ma anche con un decreto (firmato ieri) che ricondurrà ai valori medi europei tutti gli emolumenti delle alte professionalità pubbliche. Tra le misure annunciate c'è anche un decreto della presidenza del consiglio che dovrebbe ridurre drtasticamente il numero delle auto blu. I deputati della maggioranza aprezzano e applaudono il premier. Ma l'intervento che scalda i deputati del centrodestra è quello di Angelino Alfano, che chiede alle opposizioni di contribuire al rilancio del paese con spirtito repubblicano e patriottico, prova a spazzare via l'ipotesi di un governo tecnico e mette in chiaro che la vita dei governi non può essere decisa dai mercati. Per il nuovo segretario del Pdl, ideputati del centrodestra si spellano le mani. Alfano sorride e incassa pacche sulle spalle e molte strette di mano. Berlusconi, che non applaude, sembra non gradire molto. O forse prova solo un po' d'invidia. E la Lega? Reguzzoni assicura che il Carroccio non è disponibile a nessun altro governo che non abbia come guida Berlusconi mentre Roberto Maroni fa i complimenti al premier e assicura che l'assenza di Bossi non è politica. ©RIPRODUZIONE RISERVATA