Libia, scatta l'allarme Missile in mare contro nave italiana
ROMA Il capitano di fregata Gennaro Falcone liquida la faccenda con una battuta: Niente di speciale, nessuna ripercussione: si va avanti normalmente. Venticinque anni dopo il lancio a vuoto di due Scud contro Lampedusa, ordinato dal colonnello Muammar Gheddafi il 15 aprile 1986, il fuoco libico ha sfiorato alle 10.40 di mattina un obiettivo italiano. Il missile, o il razzo, lanciato dalla zona di Zlitan (dove sono in corso combattimenti tra lealisti e ribelli) si è inabissato a due chilometri dalla poppa del pattugliatore Bersagliere, una delle due unità della Marina militare che controllano le acque libiche nell'ambito della missione Unified protector. La nave, partita da La Spezia il 28 luglio con a bordo un equipaggio di 185 persone, si trovava a 10 miglia dalla costa: Inizialmente è stata avvistata una traccia radar, poi è stato acquisito otticamente ha raccontato il comandante. L'abbiamo visto arrivare, avvicinarsi, finché è caduto in mare. Abbiamo reagito come previsto, attuando manovre evasive e aumentando al massimo la velocità e la distanza dalla costa per portarci fuori dal potenziale rischio, in acque più sicure. A bordo, ha sottolineato, niente allarmismi. Ulteriori indagini chiariranno origine e natura del lancio: non è escluso che si sia trattato di un razzo finito in mare in una fase di combattimenti terrestri e dunque non diretto intenzionalmente verso la nave italiana, una imbarcazione commissionata dalla Marina di Saddam Hussein, varata nel 1985, ma mai consegnata a causa dell'embargo dell'Onu. Non ci sono motivi di particolare preoccupazione ha assicurato il ministro della Difesa Ignazio La Russa. E' totalmente da escludere che l'obiettivo fosse la nave italiana ha sottolineato, non bisogna creare allarmismi, perché il razzo è caduto lontanissimo dalle coste italiane, ma vicino alla costa di Misurata e non poteva essere un missile. Dunque, fuorviante evocare i fatti del 1986. Un missile, ha detto La Russa, avrebbe dovuto essere guidato da un radar, che Gheddafi, sempre che ne abbia ancora disponibilità, non può accendere perché un minuto dopo andrebbe distrutto. Secondo un'altra ipotesi, si potrebbe trattare invece di un missile terra-aria lanciato come un proiettile d'artiglieria contro un obiettivo di superficie, senza guida radar. Quello che è accaduto non significa che Gheddafi sia più forte ha detto il generale Leonardo Tricarico, ex capo di stato maggiore dell'Aeronautica, che definisce il lancio un fatto episodico, non indicativo di una riacquisita capacità militare, un'azione non diretta a colpire in modo specifico l'Italia. Dal canto suo, il governo di Tripoli ha smentito attraverso il portavoce Moussa Ibrahim che sia stato lanciato alcun tipo di missile contro la fregata Bersagliere. In ogni caso, la missione prosegue regolarmente, ha fatto sapere la Nato. Per Leoluca Orlando, portavoce dell'IdV, l'Italia è in guerra, una guerra senza senso, ma La Russa nega la realtà. Ma anche sul fronte del governo c'è chi sostiene che la guerra libica è una forzatura senza uscita: L'episodio dimostra l'urgenza di trovare una soluzione politica alla crisi, ha affermato il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica. Nei giorni scorsi era stato il responsabile degli 007 italiani Gianni De Gennaro a confermare che l'Italia, come gli altri Paesi della Nato è nel mirino, ricordando che, in questo contesto, sono ripetute le minacce al premier Silvio Berlusconi. (m.r.t.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA