Siria, la strage continua Onu diviso sulla condanna
di Bijan Zarmandili wROMA Il primo giorno di Ramadan in Siria si è chiuso con un bilancio di oltre venti morti, dieci dei quali a conclusione della preghiera Eshaa, che al tramonto annuncia la fine della giornata di digiuno nel mese di preghiera. I fedeli ad Hama, a Irbin, il sobborgo a nord di Damasco, e a Latakia erano scesi in strada per accompagnare al cimitero le salme delle vittime del giorno prima, quando i soldati hanno sparato. Ad Hama erano stati trucidati da agenti in borghese già 24 civili: una perpetua strage che dalla scorsa domenica ha provocato la morte di oltre 174 civili, tra cui diversi bambini e numerose donne. Il sito al-Arabiya ha poi riferito che ieri i carrarmati di Bashar al Assad hanno aperto il fuoco nel centro di Hama. Mentre testimoni avevano già raccontato la fuga in massa dalla città, dove il caldo tocca i 45 gradi, mentre l'acqua e la luce sono state tagliate da parecchi giorni. Manca anche sangue negli ospedali di Hama e centinaia di feriti, fanno sapere i sanitari, rischiano la vita. Le fonti dell'opposizione hanno denunciato inoltre la scomparsa di più di 3000 persone, mentre il numero dei civili arrestati supera 12.000. La rivolta però proseguirà per tutto il Ramadan, sostiene l'opposizione, e in appoggio alla rivolta siriana si mobilitano anche gli altri arabi, come gli studenti mauritani, scesi in piazza in solidarietà con i compagni siriani. Le contrapposizioni tra le cancellerie delle potenze impediscono però al Consiglio di sicurezza una ferma condanna di Bashar al-Assad, insieme alle misure punitive contro il suo regime. La seduta dell'altro giorno a porte chiuse del Consiglio non è stata in grado di approvare una risoluzione di condanna e ieri, nel corso di una nuova seduta, sospesa subito dopo, si è prospettata l'approvazione di un documento in cui si chiede la fine dell'uso della violenza contro i civili. Ad opporsi ad una risoluzione di condanna sono le cosiddette potenze emergenti, La Russia, la Cina (godono del diritto di veto), insieme a Brasile, India e Sudafrica. Il blocco occidentale, gli Usa, la Germania, il Portogallo, la Francia e l'Inghilterra, ha deciso una serie di sanzioni unilaterali che prevede il congelamento dei beni degli uomini di al-Assad coinvolti nella repressione. La Farnesina fa sapere che non esiste alcun piano militare contro la Siria, ma l'Italia, su iniziativa del ministro degli Esteri Franco Frattini, ha intanto richiamato l'ambasciatore Achille Amerio da Damasco e ha invitato l'Europa a fare altrettanto. Ma il capo della delegazione Ue resta per il momento nella capitale siriana, mentre anche la Svizzera da ieri ha adottato sanzioni contro le personalità siriane, bloccando i loro conti nelle banche e vietando l'ingresso nella Federazione. Oltre gli undici siriani già colpiti dalle sanzioni Ue, da ieri anche il generali Ali Habib Mahmud, responsabile dei massacri ad Hama, il capo dell'Intelligence del regime Mohammed Miflah, un altro generale, capo della sicurezza interna, Tawfiq Younes, lo zio di Bashar al-Assad, Mohammed Makhluf e Ayman Jabir sono stati aggiunti al libro nero degli europei. Ma le sanzioni adottate dagli Stati Uniti colpiscono direttamente anche al-Assad e suo fratello, Maher, il principale artefice delle carneficine. ©RIPRODUZIONE RISERVATA