Orrore in mare, 25 morti per asfissia

LAMPEDUSA Per passare dalla salvezza all'orrore è bastato aprire il boccaporto. La sala macchina del vecchio barcone, partito sabato dalla Libia carico di migranti somali, nigeriani e ghanesi in fuga dalla guerra, si è trasformata nella tomba di venticinque ragazzi africani, morti asfissiati dalle esalazioni del motore. Uccisi dalla disperazione dei 271 che si trovavano in coperta che, secondo le testimonianze, non hanno consentito loro di uscire per il timore che la barca si rovesciasse e li hanno respinti con violenza nella stiva. La tragedia si è consumata senza che chi era sul ponte si rendesse conto del dramma dei compagni. Erano stati i primi a salire a bordo, ammassandosi uno sull'altro in uno spazio senza finestre di due metri per tre. Sono stati gli ultimi a lasciare la vecchia imbarcazione, avvolti in sacchi di plastica blu che sono stati allineati in una lunga, terribile fila, sul molo Favaloro di Lampedusa, mentre sulle spiagge attorno i turisti, ignari, continuavano a prendere il sole. Ma le vittime, dicono i superstiti, sono ventisei: un uomo, l'unico che era riuscito a guadagnare la strada del ponte esterno, sarebbe stato scaraventato in mare per punizione. Dopo l'allarme lanciato dai migranti, l'imbarcazione era stata avvistata domenica da un elicottero a 70 miglia a sud di Lampedusa ed era stata intercettata da una motovedetta a 35 miglia dall'isola. A un miglio dal porto, un'avaria ha costretto quattro uomini della Capitaneria a salire a bordo ed è stato allora che, aperta la botola, si è spalancata la bocca dell'inferno. Secondo i medici che hanno esaminato i cadaveri, al momento del ritrovamento i migranti erano morti da almeno 48 ore, considerate le condizioni in cui sono stati trovati i corpi, già in stato di parziale decomposizione. Su alcuni cadaveri c'erano i segni evidenti di fratture e lesioni. Tutti sul ponte non potevamo starci. Ma non mi ero accorto che tentavano di salire, me lo hanno detto dopo ha raccontato Ahmed, nigeriano di 25 anni, scappato prima dalla fame nella sua terra, per poi fuggire di nuovo dal conflitto libico. Non ho pagato un soldo ha spiegato, prima un viaggio in Italia costava 300 dinari, ora si riesce a partire gratis. Sulla nuova tragedia del mare, la procura di Agrigento ha aperto un'inchiesta, ipotizzando i reati di morte come conseguenza di altro reato e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Visto che i fatti sono avvenuti in acque internazionali, aspettiamo la decisione del Guardasigilli per procedere ha detto il procuratore Renato Di Natale. Ha chiesto di fare chiarezza, attraverso la portavoce Laura Boldrini, anche l'Alto commissariato Onu per i rifugiati. In serata i cinque presunti scafisti sono stati identificati. Il ministero dell'Interno ha escluso rischi per la salute: le venticinque vittime (tra le quali una donna) non sono morte a causa di patologie infettive, ma per le disumane condizioni in cui sono state costrette a viaggiare ha sottolineato il sottosegretario Sonia Viale. Il ministero della Salute, tuttavia, ha inviato a Lampedusa specialisti sanitari a supporto delle strutture locali. Dei 271 superstiti (tra i quali 36 donne e 21 bambini), settanta sono stati condotti al pronto soccorso per le prime cure: molti presentavano fratture e disidratazione ed erano in stato di choc. Nel pomeriggio, nuovo sbarco sull'isola: 53 immgirati tunisini sono entrati in porto con un barcone. Il loro destino è essere rimpatriati.(m.r.t.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA