Borse, lunedì nero. Milano sprofonda

di Gigi Furini wMILANO Dall'euforia alla bufera. E tutto in un giorno. Un giorno lunghissimo per la Borsa di Milano. L'indice parte a razzo (più 2% dopo la notizia dell'accordo sull'aumento del debito Usa) e finisce a meno 3,87% (il peggiore in Europa)sacrificando 14 miliardi e 900 milioni alla speculazione che ha individuato nell'Italia il prossimo punto debole da colpire. A trascinare all'ingiù il listino sono state le vendite, fortissime, arrivate sui titoli delle banche, colpevoli di avere in pancia i titoli del debito pubblico italiano. E, naturalmente, sono stati venduti i titoli pubblici del Belpaese, con gli spread (differenziale) tra rendimenti dei bond italiani e tedeschi saliti a 352 punti base. In pratica, per far sì che il mercato accetti i nostri titoli, dobbiamo pagare il 3,52% di interessi in più all'anno rispetto alla Germania. E questo è un vero disastro per le finanze pubbliche perché costringe il ministero del Tesoro a rifinanziare il debito a prezzi sempre maggiori. Ma andiamo con ordine. Si parte bene, sulla scia delle positive chiusure delle Borse asiatiche e sulle notizie, giunte in nottata, dell'accodo per innalzare la soglia del debito americano sopra i 14,3 trilioni di dollari. L'accordo, pare, non sarà sufficiente a risolvere i problemi di bilancio di Washington, tanto che il rischio di un declassamento del debito Usa è tutt'altro che eliminato. Obama ci ha messo solo un cerotto, dicono alla Barclays Capital. L'indice comincia a scendere e, attorno a mezzogiorno, si è già mangiato tutto il guadagno.Il crollo a candela arriva nel pomeriggio quando i grandi hedge fund cominciano a vendere anche i nostri titoli di Stato. Ma il fatto non deve stupire perché la Commissione europea ha detto il livello del debito, a fine 2011, sarà il secondo più alto dell'Eurozona in rapporto al prodotto interno lordo, appena dietro quello della Grecia. Siamo in presenza di un evento rilevante, dicono gli analisti di Bloomberg. Insieme ai fondi speculativi ci sono altri investitori che, anche ieri, si sono messi a remare contro l'Italia, puntando anche sulla scarsa credibilità del governo e su una manovra che dovrà produrre i suoi effetti soltanto nel 2014. Il rendimento del titolo decennale è arrivato al 5,986% contro il 5,846% di venerdì, poco sotto i bond spagnoli (che rendono il 6,16% e godono di pochissima credibilità sul mercato). Fra noi e la speculazione non rimane più nessuno, è il commento dell'economista Giacomo Vaciago. Non possiamo più dire che la colpa è di Obama perché i mercati non credono alla manovra del nostro governo e l'Italia è rimasta sola nella lista dei Paesi a rischio. Infatti, secondo Vaciago, la Spagna si è sfilata in quanto ha deciso di andare al voto e nessuno spara più su uno che sta uscendo. Anche il Portogallo sta male, ma è già in corsia di soccorso. E quindi ci si concentra sull'Italia. A penalizzare i listino di Piazza Affari sono stati, soprattutto, i titoli bancari. Intesa Sanpaolo viene sospesa per eccesso di ribasso e cede il 7,8% perché, nelle sue disponibilità ci sono bond italiani per 54 miliardi di euro. Unicredit (-4,3%) ne ha per 43 miliardi e Ubi (-7,95%) ha bond per 10 miliardi. Gli analisti delle banche Usa tagliano i rating sulle banche italiane. La nostra attenzione – dicono – non è sui fondamentali delle banche, ma sul rischio sovrano. Sono andate solo un po' meglio le altre Borse europee: Londra cede mezzo punto, Francoforte il 2,42%, Parigi il 2,27%, Madrid il 2,94%. A un'ora dalla chiusura, negativi anche gli indici a Wall Street: meno 0,82% il Dow Jones e meno 1,19% il Nasdaq. Milano, con il ribasso di ieri (la Borsa ha perso il 10% in sei sedute) è tornata sui minimi di due anni fa. Ieri il paniere dei titoli principali ha chiuso a 17.720 punti mentre il 10 luglio 2009 era a 17.836. ©RIPRODUZIONE RISERVATA