Titoli di Stato ancora sotto pressione

di Andrea Di Stefano wMILANO Un altro venerdì nero, evitato dalle borse ma non dai titoli di Stato. E non poteva essere diversamente visti i dati del Pil statunitense e l'ampliarsi delle tensioni sugli spread tra i titoli dell'eurozona anche a paesi come il Belgio, sinora lontano dalle criticità mediterranee. Il primo segnale negativo è arrivato da Moody's che ha minacciato di abbassare il rating sul debito di Madrid, attualmente ad 'Aa2', a causa dei problemi generati dalle "pressioni" sulla capacità di finanziamento del debito. Tutte le borse europee hanno aperto le contrattazioni in flessione e l'andamento è peggiorato nel corso della giornata sino alla conferenza stampa di Obama che ha cercato di rassicurare i mercati sul raggiungimento dell'accordo sul debito. Così alla fine il Ftse Mib è persino virato in positivo senza riuscire a chiudere però in nero, perché l'indice ha segnato alla fine un -0,67% mentre Londra ha chiuso -0,08%, Parigi a -0,78%, Francoforte +0,12%, Madrid a -0,07%, Amsterdam -0,86% e Stoccolma +0,16%. La conferma che la dinamica è comunque legata all'intera area euro è arrivata ieri dall'andamento altalenante degli spread, i differenziali tra i rendimenti dei titoli decennali della Germania e degli altri paesi continentali. Lo spread Btp-Bund ha superato i 338 punti base, allargandosi a 338,2 punti con il tasso del Btp decennale che viaggiava al 5,93%, ad un passo dal record negativo del premio di rischio che risale al 12 luglio scorso quando sono stati segnati 347 punti. Ma ieri ha toccato un nuovo record anche il differenziale (179 punti) dei titoli di Stato decennali del Belgio. Sul mercato obbligazionario indubbiamente ha pesato in negativo l'annuncio di Moody's di un possibile declassamento del rating sul debito di Madrid mentre il tesoro spagnolo ha annunciato un'asta supplementare di titoli di Stato con scadenza gennaio 2015 per il 4 agosto che sarà sicuramente un test difficilissimo anche alla luce della decisione di Zapatero di puntare sulle elezioni anticipate. Tremonti ieri è tornato a commentare la situazione con una battuta dal richiamo storico: O si fa l'Europa o si muore, ha detto il ministro dell'economia, si può e si deve andare avanti. Bisogna fare di più, più in fretta ed essere più convincenti. Va fatto molto di più. Sugli Eurobond il ministro ha aggiunto: li ho proposti io con il ministro del Lussemburgo. Se non c'è un tesoro europeo non ci può essere una moneta europea. In modo spontaneo - ha aggiunto Tremonti - ma si faranno. Il ministro ha ribadito che la manovra è più che sufficiente e che le regole che riguardano le agenzie di rating devono essere cambiate, però il problema non è la speculazione ma la fiducia. Tu cosa compri? Un titolo denominato in euro e devi sapere chi c'è dietro, chi lo governa. Attualmente c'è un po' di divisione, troppa divisione, invece ci vuole più unione. Il ministro ha anche stemperato le polemiche sulla vendita di titoli di stato italiani da parte di Deutsche Bank, ma appare evidente che molti investitori stanno mobilizzando i loro portafogli allettati dalla possibilità di spuntare rendimenti maggiori. Un trend che secondo gli analisti non è destinato a fermarsi a breve termine anche per la necessità del Tesoro Usa di trovare nuovi compratori vista la progressiva riduzione dei Bond statunitensi nei portafogli dei cinesi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA