Tangenti travestite da "oneri conglobati"

MILANO L'architetto Marco Magni mi ha detto in più occasioni che sugli interventi edilizi da lui progettati venivano pagati dei corrispettivi all'assessore Di Leva e al geometra Sostaro con acquisizione della provvista attraverso la formula "oneri conglobati". Lo ha spiegato ai pm di Monza, Walter Mapelli e Franca Macchia, l'imprenditore Piero Di Caterina, nell'ambito dell'inchiesta su un presunto giro di tangenti sulle ex aree Falck e Marelli e per la gestione del Sitam, e che vede tra gli indagati, oltre agli stessi Magni, Di Leva, Nicoletta Sostaro e Di Caterina, anche l'ex sindaco di Sesto San Giovanni Filippo Penati. Di Caterina, lo scorso 16 febbraio, interrogato in relazione a una serie di operazioni edilizie minori nel comune alle porte di Milano, ha messo a verbale che Magni gli aveva spiegato che gli oneri conglobati servivano per fare girare la macchina. A definire con precisione che cosa fossero gli oneri conglobati, tra gli altri, è stata una architetto che quale aveva collaborato con lo studio Magni fino al 2006/2007. La testimone, sentita il giorno prima di Di Caterina, aveva ricostruito: Era un fatto notorio all'interno dell'ufficio che per ogni cliente che si presentava veniva redatto un piano economico finanziario nel quale tra i costi veniva inserita la voce oneri conglobati, i quali venivano ritenuti da tutto il personale dello studio fondi destinati alla pubblica amministrazione nella persona di Di Leva e di Sostaro, perchè erano le uniche persone del Comune con le quali Magni aveva a che fare. Dall'inchiesta trapelano altri particolari sul sistema di tangenti nel mirino della procura. Ad esempio sulla deposizione resa ai pm da Piero Di Caterina il 21 giugno dello scorso anno. L'imprenditore racconta di avere fatto da tramite, nel 2005, periodo dell'acquisizione dell'area Falck da parte del gruppo Zunino, all'assessore di Sesto San Giovanni, Pasqualino Di Leva, che chiese al "re" delle bonifiche, Giuseppe Grossi, una tangente da 1,5 milioni di euro. La somma doveva servire a darsi da fare per far ottenere alla holding allora guidata dall'immobiliarista piemontese il raddoppio delle metrature, e cioè portare da 650mila metri quadrati a un milione e 300 mila la superficie lorda di pavimentazione.