Dobbiamo costruire una nuova politica

La manovra economica votata in tutta fretta per evitare pratiche speculative ai danni del nostro Paese rappresenta lo specchio di ciò che vado dicendo da tempo: le istituzioni funzionano ma ciò che non va è la politica. Il Parlamento ha approvato una importantissima legge in circa 15 giorni. Quel che delude è il contenuto della legge e l'ormai inesistente capacità di guida dei partiti, che restano, anche ai sensi della Costituzione, la vera anima democratica della nostra Repubblica. La manovra non ha alcuna ambizione: è depressiva, ragionieristica e tutta calata sul ceto medio e medio-basso. Solo un Governo confuso e precario come questo poteva varare una simile porcheria, destinata ad aumentare le diseguaglianze nel Paese. Uccide il federalismo nella culla falcidiando gli enti locali e aumenta imposizioni indirette in puro spirito ultra-centralista. La Lega Nord pare aver perso la bussola e si accontenta di una mascherata facendo finta, a spese del contribuente, di spostare alcuni uffici dei Ministeri a Monza. In un'interrogazione ho chiesto quanto ci è costato lo scherzo. Il Presidente del Consiglio appare bollito, un vecchio stanco costretto a tener duro. Proprio lui, che dal 1994 è stato la causa della maggior distorsione della politica in Italia, che di politica non ha capito nulla, che ha sempre sovrapposto il proprio bene a quello comune, che ha creato un partito personale alimentando con attitudine populista quell'antipolitica di cui anche lui oggi è prigioniero e che rischia di inficiare la tenuta democratica. Si è riusciti, tutti insieme, a far apparire del tutto inadeguata l'attuale classe dirigente del Paese. E il dramma è che forse lo è davvero. Il riaccendersi della questione morale accentua una percezione di fine impero, dalle cui macerie rischia di non salvarsi nemmeno l'opposizione. Coloro che, come Sartori, pensano che la buona politica dipenda da una buona legge elettorale si sbagliano; semmai sarà una buona politica a far funzionare le legge elettorale. E la buona politica nasce da una buona società, non da alchimie di vertice come succede per il terzo polo. È necessaria una mutazione del sistema partitico, una ripartenza che affondi le radici in un nuovo progetto sociale. Siamo alle soglie di cambiamenti epocali e non bastano cacciaviti e piccole riparazioni per tenere a galla una nave gravemente danneggiata in un mare molto agitato. La prima Repubblica ha esaurito il suo compito, la seconda si è arenata sulla anomalia berlusconiana, la terza deve partire prima che l'antipolitica crescente produca nuovi mostri. Non si tratta di gettare fumo negli occhi, ma di dare una nuova speranza agli italiani dentro una netta prospettiva europea. Il resto è tattica e velleitarismo. Il Pd deve poter giocare un ruolo, ma deve tagliare i ponti con il passato, rinnovare la classe dirigente e, se possibile, mutare il proprio Dna arrivando finalmente alla ricombinazione culturale che a oggi c'è stata solo a parole per poter contendere progetto, idee e voti a quello che forse sarà il futuro partito dei moderati. *senatore e presidente della Provincia