Bankitalia: anche nel 2011 occupazione in calo

ROMA Il 2010 è stato difficile. Il numero degli occupati nel settore industriale è calato del 2,2%. Il settore dei servizi ha sofferto meno (-0,6%), consegnando così alle statistiche una riduzione complessiva dell'1,4%. Ma quest'anno non sarà di svolta. Il lavoro soffre ancora: la contrazione ulteriore sarà dell'1% sul settore manifatturiero, con punte del 2,3% al Sud. Il peso maggiore sarà per le industrie tessili e delle calzature, che perderanno il 2,2% dei lavoratori, e per le Pmi, che registreranno una contrazione dell'1,4%. È la fotografia a tinte fosche realizzata dalla Banca d'Italia che ha compiuto un'indagine sulle imprese industriali e dei servizi, nella quale si esamina non solo la situazione occupazionale, ma anche le aspettative, il fatturato, l'indebitamento delle società intervistate. 2010 difficile. La media d'anno mostra una flessione dell'1,4% rispetto all'anno precedente, il 2,2% nell'industria, lo 0,6% nelle imprese. A soffrire di più sono state le imprese del Nord-Ovest (-2,9%), seguite da quelle del Nord Est (-1,9%), da Centro e Sud (entrambe a -1,3%). Crollo non si ferma. Ma anche quest'anno il crollo occupazionale prosegue. Nessun miglioramento per l'industria che segna un ulteriore calo dell'1%. Ma come sempre la media non mette a fuoco dove più forte è la crisi. Dopo il Nord-Ovest quest'anno tocca al Sud, per il quale è stimato un calo del 2,3%. L'identikit dell'impresa con difficoltà occupazionali indica le imprese tra 50 e 200 dipendenti (-1,4%). Soffre di più il settore tessile (-2,2%) ma anche quelle metalmeccaniche registrano una flessione dell'1,2%, più alta di quelle della chimica (1%) e del settore energetico (-0,4%). Saldo zero, invece, è previsto per il settore dei servizi. Contratti? A termine. Il turn over del 2010 mostra che a fronte del 10,2% di cessazioni sul totale dell'occupazione, c'è stato una quota di assunzioni pari all'8,4%. Ma cambia la composizione del lavoro: tra le assunzioni ci sono il 3,4% a tempo indeterminato e il 5% a tempo determinato. Istat: cala la fiducia. L'indice del clima di fiducia delle imprese manifatturiere calcolato dall'Istat intanto scende da 100,6 a 99,7 nei beni di consumo, da 104,5 a 102,2 nei beni intermedi e da 98,6 a 97,1 in quelli strumentali. I giudizi sugli ordini peggiorano in tutti i raggruppamenti principali d'industrie; il saldo relativo ai giudizi sul livello delle scorte di prodotti finiti risale leggermente nei beni intermedi e in quelli strumentali e scende nei beni di consumo.