Lega: sì al decreto ma subito l'exit strategy

di Gabriele Rizzardi wROMA La notizia dell'uccisione del quarantunesimo militare italiano in Afghanistan arriva proprio alla vigilia del voto sul rifinanziamento delle missioni all'estero. E tra i partiti cresce il fronte del no. Oggi al Senato si dovrà votare il decreto che la scorsa settimana è stato al centro di un duro braccio di ferro e dalla Lega arrivano messaggi poco rassicuranti per il governo. Dolore e cordoglio per il militare ucciso e per i feriti ma anche tanta rabbia per una missione che non comprendo e non condivido si sfoga Roberto Calderoli, che lancia un ultimo avviso al ministro della Difesa. Per senso di responsabilità rivoterò il decreto di rifinanziamento ma La Russa avverte il ministro per la Semplificazione deve continuare ad operare per il completamento di una exit strategy che dovrà portare ad una sostanziale riduzione del numero dei nostri soldati già dal prossimo anno, partendo proprio dalla missione in Afghanistan. Il viceministro delle Infrastrutture, Roberto Castelli, conferma che oggi non voterà il decreto e si dice pronto alle dimissioni (se Bossi le chiederà) ma ad essere in sofferenza è anche il governatore del Veneto, Luca Zaia, per il quale è arrivato il momento di portare a casa i nostri ragazzi. Ieri è stato il giorno del dolore. Dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al presidente del consiglio, Silvio Berluconi, dai presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani, e dai leader di tutti i partiti, sono giunti ai familiari della vittima e dei feriti i messaggi di profondo cordoglio, di vicinanza e di viva gratitudine a nome delle istituzioni e del paese. Ma il nodo politico resta. Il Pd conferma il proprio appoggio alle missioni ma chiede al ministro della Difesa di riferire con urgenza in Parlamento sui livelli di sicurezza delle nostre truppe. Il malumore cresce e il senatrore del Pd Ignazio Marino annuncia che oggi non voterà il decreto. E anche Antonio Di Pietro passa subito all'attacco. Il leader dell'Idv fa sapere che il suo partito non voterà il rifinanziamento delle missioni all'estero e chiede al governo l'immediato ritiro delle truppe: E' ora di dire basta a una guerra che non ci appartiene e che sta producendo un dispendio inutile di vite e risorse economiche. Il capogruppo dei senatori dipietristi, Felice Belisario, chiede che il governo riferisca in Parlamento mentre il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, sfida la Lega a fare un atto di coraggio: Bossi si decida. Non si può chiedere il ritiro, annunciare che non si voterà il rifinanziamento e poi adeguarsi alle scelte del governo. A fare pressing sul Carroccio è anche Paolo Ferrero (Prc): Basta chiacchiere. La Lega voti contro il rifinanziamento. Il presidente del Sel, Nichi Vendola, chiede invece una riflessione coraggiosa sul perchè di questa missione militare e offre la sua risposta: Bisogna chiudere con il pantano militare afghano. Ma a preoccupare il governo non sono solo le missioni all'estero. Berlusconi dovrebbe sciogliere oggi la riserva sul successore di Angelino Alfano alla Giustizia e la scelta potrebbe cadere sul sottosegretario all'Interno, Francesco Nitto Palma. Ma anche su questo, la Lega punta i piedi e pone precise condizioni. Il nuovo Guardasigilli sia una persona di assoluta onestà intellettuale e, soprattutto intima Calderoli si dimentichi di parlare con gli avvocati del premier. Tra i temi che potrebbero mettere a rischio la tenuta del governo c'è anche la norma salva-Ruby ma, per evitare attriti con il Quirinale, il Cavaliere potrebbe decidere di non inserire nel cosiddetto processo lungo la norma che obbliga il giudice a sospendere il processo in presenza di un conflitto di attribuzione pendente. ©RIPRODUZIONE RISERVATA