L'attentatore solitario ha costruito le bombe nella sua fattoria
di Annalisa D'Aprile wROMA Vorrei riunirvi tutti. Sarebbe questa l'ultima frase pronunciata da Anders Behring Breivik prima di aprire il fuoco sui ragazzi di Utoya. Norvegese, 32 anni, nessun precedente penale, nessun background militare. Sul suo profilo Facebook si descrive come un fondamentalista crisitano e un conservatore. Per gli investigatori sarebbe anche un simpatizzante dei movimenti di estrema destra, ossessionato dall'Islam e dalle contaminazioni culturali della società multietnica. Sentimenti di razzismo crescente acuiti in un mix potenzialmente esplosivo di recessione economica e forte disoccupazione secondo l'analisi pubblicata dal quotidiano norvegese Aftenposten. Anders Behring Breivik avrebbe fatto tutto da solo: la doppia autobomba di Oslo, la carneficina di Utoya, dov'era in corso il campus dei giovani laburisti. Da solo avrebbe anche piazzato sull'isola la serie di cariche esplosive, rinvenute nella notte dagli artificieri. Il massacro lo avrebbe compiuto con almeno tre armi a lui regolarmente intestate: un M-16, un fucile da caccia ed una pistola Glock, secondo informazioni non ancora confermate. Sulle bombe che hanno distrutto gli uffici del governo di Oslo invece, le indagini sono ancora in corso nel massimo riserbo. La foto dell'uomo è stata subito diramata: biondo, occhi azzurri, un metro e 90 di statura, nessun segno particolare. In contemporanea è partita la caccia alle informazioni in rete. E dal web sono cominciati a spuntare vecchi post e altri messaggi più recenti di Behring Breivik. Come il post del 2009 apparso su un forum norvegese in cui l'uomo affermava che non esiste paese dove i musulmani abbiano convissuto in pace con i non musulmani. Una situazione che ha portato a conseguenze catastrofiche per questi ultimi. O come l'ultimo messaggio scritto su Twitter il 17 luglio, una citazione del filosofo inglese John Stuart Mill: Una persona con un credo ha altrettanta forza di 100mila persone che non hanno interessi. Il 32enne risulta anche iscritto a un forum neonazista creato nel 2007, il portale "Nordisk", che conta 22mila iscritti e promuove l'identità, la cultura e le tradizioni nordiche. Una costante anche l'odio per i laburisti. Già nel 2010 definiva la storica premier Gro Harlem Brundtlandt l'assassina del paese per le sue politiche libertarie e antirazziste. L'esponente politico proprio venerdì era a Utoya dove aveva tenuto un discorso solo poche ore prima della mattanza. Diplomato alla scuola di commercio di Oslo, celibe e in apparenza senza redditi dichiarati ma con una casa in un quartiere ricco della capitale, nel 2009 Behring Breivik diventa il proprietario, almeno sulla carta, della Geofarm, una piccola fattoria nell'Hedmark, cuore agricolo della Norvegia, distante 150 chilometri da Oslo. Ma forse la fattoria è solo una copertura: per conto della Geofarm acquista sei tonnellate di fertilizzanti che sarebbero serviti a confezionare le autobombe. Ordinativi telefonici effettuati con cadenza regolare e cominciati già nell'aprile scorso presso i magazzini Felleskjopet a Rena, paesino di 2mila abitanti. Sono stati gli stessi commessi del negozio a riconoscere Behring Breivik nelle immagini diffuse dalla tv e ad avvisare le autorità. Perché se gli ordini avvenivano per telefono, i sacchi di fertilizzante Yara Mila venivano consegnati direttamente alla fattoria. Una casa in legno bianca con un granaio dipinto di rosso: un posto come altri centinaia in quella zona. E dunque, insospettabile. È in questa casa che l'attentatore avrebbe pianificato i suoi attacchi al governo del premier Jens Stoltenberg ed è qui che avrebbe fabbricato gli ordigni impiegati nel primo assalto. La polizia scientifica arrivata nel cuore della notte ha trovato ancora cinque enormi sacchi di fertilizzante da 660 chili l'uno accatastati in bella vista. Il profilo dell'attentatore reo confesso include la partecipazione ad una loggia massonica norvegese e un a breve militanza, dal 2004 al 2006, nel partito progressista, il secondo del Parlamento norvegese. ©RIPRODUZIONE RISERVATA