Cassa, i soldi sono finiti mille licenziati in 6 mesi
di Stefano Romano wPAVIA I soldi per la cassa integrazione sono finiti, iniziano i licenziamenti: mille in provincia di Pavia solo nei primi sei mesi dell'anno. E' la sintesi brutale dei dati del primo semestre del 2011 per la provincia di Pavia: provincia nella quale spicca il caso della Atom di Vigevano dove ad agosto scade l'ultimo periodo di cassa integrazione straordinaria e su 200 dipendenti circa 70 entreranno in mobilità. L'anticamera del licenziamento in un contesto nel quale trovare un nuovo posto di lavoro è sostanzialmente impossibile. I dati pavesi sono molto peggiori di quelli regionali: la cassa integrazione ordinaria (quella richiesta dalle aziende che affrontano una crisi passeggera) è in diminuzione del 25 per cento in tutta la Lombardia, ma mentre a livello regionale la mobilità (i licenziamenti) scende del 20 per cento, a Pavia sale del 2 per cento. Questo significa che le aziende pavesi hanno sfruttato tutti gli ammortizzatori sociali possibili, ma non hanno ancora agganciato la ripresa (peraltro altalenante) e quindi sono costrette a licenziare. E i numeri sono alti: nel primo semestre del 2011 la mobilità è scattata per mille lavoratori pavesi: 200 in arrivo dalla cassa integrazione straordinaria e quindi con diritto all'indennità di mobilità, e ben 800 in arrivo da piccole aziende con la cassa in deroga e che quindi non avranno nemmeno l'indennità di mobilità. A casa senza stipendio, per non usare giri di parole. Il confronto dei dati sulla mobilità nel primo semestre 2011 con lo stesso periodo del 2010 aggiunge preoccupazioni: alla fine della crisi i licenziamenti sono lo stesso numero del clou della sofferenza economica. Anche l'anno scorso alla fine del primo semestre erano scattati mille licenziamenti, 800 dei quali senza diritto all'indennità di mobilità. Il dettaglio del ricorso alla cassa integrazione nei primi sei mesi dell'anno e il confronto con lo stesso periodo del 2010 rende l'immagine di una provincia che affronta la fase socialmente più cruda della crisi economica: le aziende che hanno patito di più la contrazione degli ordini iniziano a licenziare. La cassa integrazione ordinaria (la prima, quella per le crisi passeggere) è scesa dalle 3 milioni e 400mila ore del 2009, alle 2 milioni e 300mila ore del 2010 e al milione e mezzo di ore del 2011. Parallelamente la cassa straordinaria (quella concesse alle aziende in crisi strutturale) è decollata: solo 50mila ore nel 2009 quando si pensava che la crisi fosse passeggera, un milione e 200mila ore nel 2010 nel clou della crisi e ancora un milione e 200mila ore nel 2011 quando la crisi dovrebbe essere alla fine. Stesso percorso per la cassa in deroga, quella concessa alle piccole aziende (meno di 15 dipendenti) che sono passare dalle 130mila ore del primo semestre 2009 alle 800mila del periodo corrispondente del 2010 e 2011. Il confronto tra il primo e il secondo trimestre del 2011 conferma la tendenza delle imprese pavesi ad abbandonare la cassa integrazione ordinaria per passare a quella straordinaria, riservata alle crisi più gravi che possono portare ai licenziamenti: la cassa ordinaria è scesa del 2.9 per cento, la straordinaria e la cassa in deroga sono schizzate in alto rispettivamente di 11 e 5 punti percentuali. Dai dati esce un quadro a tinte fosche che allarma i sindacati. La crisi sta affrontando la sua fase più cruda per quello che riguarda l'occupazione – commenta Graziella Galli della segreteria Cgil –. Ma il problema forse più grave è che la manovra del governo impedisce alle aziende di investire in tecnologia e nuovi progetti per recuperare e quindi assumere. E il sistema della banche – aggiunge il segretario Fiom Carlo Bossi – non sbloccano il credito necessario a far decollare gli investimenti. Per superare una fase difficilissima – conclude il segretario della Cisl Carlo Gerla – serve una spinta comune del territorio che consenta al tessuto economico della provincia di agganciare la crisi per non perdere altre posizioni rispetto al panorama produttivo regionale. ©RIPRODUZIONE RISERVATA