Allarme crescita, l'Italia è ferma

ROMA Nel terzo trimestre del 2011 la crescita sarà quasi nulla, avvertono gli economisti di Confindustria. Ed a fine 2011, secondo le previsioni del centro studi di Confcommercio, si fermerà ad un risicato +0,8%, meno delle precedenti stime, e meno di quanto previsto dal governo. Una doppia conferma che l'Italia è ferma, e che lo scenario economico è in peggioramento rispetto alle analisi precedenti. L'allarme di Confindustria. In un contesto generale difficile, con la crescita mondiale che perde colpi, per il centro studi di Confindustria per l'Italia si profilano debolezza della domanda interna, minor forza di quella estera, ripercussioni dalle violente turbolenze finanziarie globali, stretta sui conti pubblici. Così la crescita sarà quasi nulla nel terzo trimestre dopo che nel secondo si è avuto un aumento dell'1,6% della produzione industriale, concentrato nella prima parte del periodo, che ha originato una temporanea accelerazione del Pil. Mentre ancora non si vede la luce di una svolta: Gli indicatori puntano ad una nuova e prolungata fase di variazioni del Pil che saranno molto difficilmente superiori all'1% annuo, anche per consumi piatti, un quadro degli investimenti deteriorato, l'export che frena più dei mercati di sbocco. Risparmio a rischio. Secondo Confcommercio (che ha rivisto al ribasso le previsioni del Pil 2011 dall'uno allo 0,8%), sulle stime negative pesano anche gli effetti recessivi legati alla manovra economica varata la scorsa settimana: per il presidente, Carlo Sangalli, inesorabilmente il taglio delle agevolazioni fiscali e il prevedibile aumento complessivo delle tasse avranno un ulteriore effetto depressivo su crescita e consumi. E le famiglie sono sempre più in difficoltà. Oltre il 50% ha utilizzato tutto il reddito disponibile per coprire i consumi e circa il 20%, quasi una su cinque, ha speso più di quanto ha guadagnato (in quest'ultimo caso, il 65% è dovuto ricorrere ai propri risparmi). Secondo l'outlook Censis-Confcommercio cresce la quota di famiglie che hanno aumentato i consumi nella prima parte dell'anno (il 54,3% rispetto al 48,3% del secondo semestre 2010), anche se la crescita è dovuta prevalentemente, spiega il rapporto, alle spese incomprimibili come quelle per benzina e parcheggi. Un altro dato che risulta dall'indagine evidenzia come solo il 7% del campione accantona risorse per affrontare spese importanti come l'acquisto di una casa.