Napolitano ai magistrati: basta tensioni

di Paolo Carletti wROMA Il monito di Napolitano durante il ricevimento al Quirinale dei nuovi magistrati in tirocinio irrompe sulla scena politica andando a toccare tutte le questioni aperte sull'acceso scontro tra politica e magistratura. Il presidente della Repubblica non usa giri di parole per indicare la via maestra ai futuri giudici: Vanno evitate condotte che creino e fomentino l'ormai intollerabile scontro tra politica e magistratura. Il discorso di Napolitano ha tutto il sapore di una sorta di reprimenda nei confronti di atteggiamenti tenuti da magistrati. Un invito alla moderazione e a tenere un profilo basso, che fa esultare gli esponenti del Pdl, mentre da sinistra le reazioni sono tiepide. Di Pietro (Idv) invece non ci sta, e parla di intervento fuori luogo e fuori tempo perché fa di tutta l'erba un fascio come se ci trovassimo di fronte a una guerra tra bande. Evitare protagonismi, e utilizzare le intercettazioni solo se assolutamente indispensabili aggiunge il Capo dello Stato, stuzzicando così uno dei nervi scoperti del dibattito sulla giustizia. Il rispetto di questi elementari principi e la capacità di calare le proprie decisioni nella realtà del Paese, possono impedire o almeno attenuare attriti e polemiche in grado di lasciare strascichi velenosi e appesantire le contrapposizioni tra politica e giustizia. Un po' a sorpresa il passaggio sulle intercettazioni dunque, da usare solo con equilibrio bilanciando le esigenze del procedimento con la piena tutela dei diritti costituzionalmente garantiti. E sulla loro divulgazione aggiunge: Quando sono prive di rilievo processuale, possono essere lesive della privatezza dell'indagato, o, ancor più, di soggetti estranei al giudizio. Quindi, ancora, richiami a tenere atteggiamenti di prudenza e riservatezza, evitando di esporsi a fuorvianti esposizioni mediatiche. Nel centrodestra reazioni entusiastiche, mentre l'Associazione nazionale magistrati parla di massimo rispetto per le parole del Presidente della Repubblica. Luca Palamara, presidente Anm, ribadisce di essere pienamente convinto che politica e magistratura debbano agire separatamente e indipendentemente nel pieno rispetto delle regole. E risponde a Napolitano sulle intercettazioni: Abbiamo sempre difeso l'uso e non l'abuso delle intercettazioni anche sotto il profilo dell'indebita pubblicazione di atti irrilevanti. Il Pdl da parte sua non poteva mancare quello che sembra un vero assist. Quagliariello: Le parole puntuali del Capo dello Stato individuano distorsioni e patologie del sistema, abuso di intercettazioni e carcerazione preventiva, spettacolarizzazione della giustizia. Dobbiamo procedere senza indugio lungo la strada delle riforme. E per il Pdl parlare di riforme sulle intercettazioni significa rispolverare la legge-bavaglio. Anche Lupi batte sullo stesso tasto: Mi auguro che già nei prossimi giorni si possa lavorare a una legge condivisa sul tema delle intercettazioni. Quindi Cicchitto: L'appello del Presidente è condivisibile, anche perché ormai siamo al limite del cortocircuito tra politica e magistratura. Prudente il segretario del Pd Bersani: Noi abbiamo i nostri progetti di riforma e siamo disposti a discuterne se si parla di giustizia per i cittadini. Chiaro il concetto: stop ai tormentoni sulle leggi ad personam per salvare il premier dai suoi processi. Duro invece Di Pietro che parla di banale generalizzazione che rischia di far credere che chi commette reati e chi li combatte siano sullo stesso piano: banditi entrambi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA