La Camera vota sì, Papa si costituisce

di Natalia Andreani wROMA Non è bastato il voto segreto a salvare Alfonso Papa dall'arresto. Alle sette di ieri sera, dopo tre ore di dibattito, la Camera ha detto sì alla richiesta di custodia cautelare trasmessa dal gip di Napoli. Due ore dopo il deputato del Pdl si è costituito in carcere. I voti contro sono stati 293, quelli a favore 309: tra questi, dunque, non solo quelli delle opposizioni che tutto il giorno si erano battute per il voto palese, ma anche quelli di una parte della Lega. Quando il presidente Gianfranco Fini ha comunicato il risultato della votazione, tra i banchi del Pdl c'è stato un lungo momento di silenzio assoluto. Secondi gelo con gli occhi puntati sul banchi del governo e su Silvio Berlusconi che ha reagito sbattendo un pugno sul tavolo e allontanandosi in fretta dall'aula di Montecitorio. Papa, che pochi minuti prima aveva tenuto la sua ultima difesa, ha abbracciato qualche collega del Pdl e si è dileguato. Più tardi solo un commento: Sono fiero di avere avuto la fiducia del presidente Berlusconi. La sua giornata Papa l'aveva iniziata andando a messa. Quindi l'attesa del dibattito pomeridiano con la speranza di venire salvato dallo scrutinio segreto poi invocato, come promesso, da Silvano Moffa, capogruppo degli ex Responsabili confluiti in Popolo e Territorio. Sono innocente e sono sereno. La verità emerge con il tempo e il tempo delle mietitura è vicino, ha detto nel suo intervento in aula. Sereno anche se l'altro giorno, per la prima volta, ho dovuto spiegare ai miei figli di 10 e 12 anni che forse non sarei tornato a casa, ha aggiunto Papa dichiarandosi pronto a portare avanti questa battaglia di verità qualunque sarà la mia condizione. A voi decidere se dovrò farlo in prigione o da uomo libero. Il dibattito era iniziato con la relazione di Federico Palomba, capogruppo Idv in giunta per le autorizzazioni a procedere, che aveva escluso l'esistenza di qualunque elemento dal quale desumere che Papa sia un perseguitato politico. A Palomba ha fatto eco Marilena Samperi, capogruppo in giunta per il Pd, che ha dedicato il suo intervento ai riscontri oggettivi di tipo documentale che sostengono la richiesta di arresto per Papa. Altro che fumus persecutionis, ha detto Samperi. Qui siamo davanti a un gip che si è dimostrato un giudice terzo - ha aggiunto - un gip che non si è appiattito sulle posizioni dei Pm, che ha respinto parte delle contestazioni, che ha stralciato dagli atti le conversazioni riferibili al deputato ed anche a terzi. Qui siamo davanti a fatture e contratti che ci parlano dei soggiorni, delle case, delle auto e dei gioielli che Papa otteneva sistematicamente dagli imprenditori. A Samperi ha ribattuto il pidiellino Paolo Sisto che se la prende col pm Woodcock e afferma che nella vicenda Papa ci sarebbe addirittura un superfumus persecutionis. Dello stesso parere il capogruppo Pdl in giunta, Maurizio Paniz che da avvocato attacca: Cedendo al giustizialismo calpestiamo il pilastro democratico della presunzione di innocenza. Non dimentichiamo che indaga Napoli, ma nessun fatto contestato è avvenuto nella competenza territoriale di quella procura. E che Papa ha chiesto invano per cinque volte di essere ascoltato. Gli inquirenti in questa vicenda non sono una garanzia. E privare Papa ora della libertà mi sembra un eccesso, ha detto Paniz tra gli applausi. La parola torna ai deputati dell'Idv che ricordano come quelli contestati Papa siano reati coumuni; niente a che vedere con i reati di opinione cui pensavano i padri costituenti quando scrissero l'articolo 68. Poi tocca al Carroccio. Parla Carolina Lussana: Votiamo sì all'arresto. La nostra è una valutazione tecnica. Ma i processi vanno fatti celermente come vuole l'articolo 111 della Costituzione. Così si evitano i danni della carcerazione preventiva. Replica la radicale Rita Bernardini. Se la legge è uguale per tutti ricordiamo che il 40 per cento dei detenuti italiani è in attesa di giudizio. Non c'è più tempo. Fini annuncia il voto. Il tabellone si illumina. Le opposizioni votano col solo indice della mano sinistra affinchè il sì sia evidente. Ostenta l'indice anche il ministro leghista Roberto Maroni. La maggioranza va sotto per 27 voti. E alle nove di sera per Papa si aprono le porte di una cella. ©RIPRODUZIONE RISERVATA